“Sul PNRR bisogna dire la verità al Paese: questo decreto non rilancia, è solo manutenzione d’emergenza.
Il Governo prova a gestire una corsa finale che si è fatta, più affannosa e confusa. Invece di accelerare con una visione, moltiplica proroghe, deroghe, rimodulazioni e norme eterogenee. Non essendo riuscito a governare il Piano come strategia complessiva ora prova ad amministrarne i problemi uno per uno. Ha ereditato un Piano già finanziato. 209 miliardi. In realtà 194,4 più 30,6 di pnc e ha perso un anno a rifare la governance, a smontare la struttura precedente e a ricostruirla dentro Palazzo Chigi. Centralizzando. Oggi ne vediamo le conseguenze. Guardiamo i dati. L’Italia ha incassato più risorse di tutti in Europa: 153,2 miliardi, il 79% del totale. Bene. Ma il punto non è quanto incassi. È quanto realizzi. Abbiamo incassato velocemente ma ha speso lentamente. Oggi succede questo: si riduce. si taglia. si rinuncia. Asili nido: da 264.000 posti a 150.000. Alloggi universitari: da 60.000 a 30.000. Colonnine elettriche: da oltre 21.000 a 12.000. Idrogeno verde: da 1 miliardo a 360 milioni. Comunità energetiche: da 2,2 miliardi a 795 milioni. Questo non è realismo. È un ridimensionamento. È abbassare l’ambizione del Paese. E lo stesso vale per le imprese. Oltre 7.000 aziende in attesa sulla Transizione 5.0 riceveranno solo il 35% del credito richiesto. Nel pieno di una crisi industriale. E poi i Comuni. Il cuore del Piano. Da 40 miliardi iniziali a circa 30. Dieci miliardi in meno. Tagli che colpiscono aree interne, rigenerazione urbana, servizi sociali. Cioè esattamente dove il PNRR doveva ridurre i divari. Abbiamo completato solo il 58% degli investimenti. E che il Piano è stato profondamente riscritto: 174 misure modificate, 20 non realizzabili, 10 eliminate. Guardiamo alla Sanità. Case della comunità, ospedali di comunità: intervenite per consentire alle Regioni di coprire extracosti con altre risorse. Tradotto: meno risorse per nuovi servizi. Meno sanità reale. E questo mentre fuori da qui i cittadini aspettano mesi per una visita. La Corte dei conti dice che nel primo semestre 2026 si concentra il 27,6% degli obiettivi e quasi il 45% dei target. Quasi metà del Piano alla fine. Ma quando il finale è compresso, aumentano i rischi di ritardi, tagli, rimodulazioni, opere incompiute. La domanda vera oggi è una sola: quante promesse diventeranno realtà e quante ridotte, spostate o rinviate? È su questo che si misura un Governo. Ed è su questo che il Governo oggi non può più nascondersi”. Così la vicepresidente dei sanatori Pd, Beatrice Lorenzin, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama.