“La riflessione di oggi sulle foibe e sull’esodo istriano-dalmata non è solo storia: è memoria viva. È il racconto di mia nonna, riuscita ad andarsene solo nel 1950 dopo tre anni di angoscia e paura, e sono i silenzi di mio padre, che non ha mai voluto farci sentire, a noi figli, “diversi”, come probabilmente si è sentito lui da bambino, quando l’esodo istriano era considerato una vergogna nazionale da tenere nascosta.
Per troppo tempo su quella tragedia è calato un silenzio fatto di rimozioni, imbarazzi politici e paure ideologiche. Un silenzio che ha pesato sulle famiglie degli esuli, costrette a custodire il dolore privatamente, senza un pieno riconoscimento pubblico.
Ricordare le foibe e l’esodo significa assumere una verità scomoda ma necessaria: furono colpiti civili innocenti, italiani travolti dalla violenza del Novecento. Non esistono memorie minori né dolori da nascondere.
La Giornata del Ricordo deve essere questo, un atto di verità e di maturità democratica, non una bandiera di parte. Perché ricordare non divide. Il silenzio, invece, sì. Ma una delle cose più belle di questi anni è vedere i ragazzi figli dei “rimasti” in Istria e Dalmazia, che sono prima di tutto europei, poi croati e italiani. Lì, nelle loro scuole, tra di loro, ci si rende conto che l’Europa senza confini e frontiere ha ricucito una ferita grande, di cui finalmente queste generazioni non portano più il peso”. Così la senatrice del Pd Beatrice Lorenzin sui suoi profili social.