“La pandemia da Covid ha reso evidente in modo drammatico la necessità di rafforzare strutturalmente la salute mentale nel territorio italiano. L’emergenza ha fatto emergere un bisogno sommerso che il sistema non era preparato a intercettare. Da quella consapevolezza nacque una mozione bipartisan per un nuovo Piano nazionale per la salute mentale con adeguato finanziamento, e il Governo avviò un lavoro di aggiornamento e potenziamento dei servizi. Oggi però, nonostante il nuovo Piano varato e ora al vaglio delle Regioni, resta irrisolto il nodo delle risorse: i finanziamenti previsti sono insufficienti rispetto al fabbisogno reale”. Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd.
“I dati dell’Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro: con 0,1 posti letto per 1.000 abitanti contro una media OCSE di 0,64, l’Italia è tra gli ultimi in Europa. Le strutture territoriali si sono ridotte mentre la domanda cresce e l’uso di antipsicotici è aumentato del 63%. Dove mancano servizi e personale, il farmaco diventa spesso l’unica risposta – prosegue la nota di Lorenzin – La carenza di capitale umano è stimata tra il 35% e il 40% del personale necessario, oltre 10.000 unità mancanti secondo gli standard Agenas allegati al DM 77. E nel nuovo Ddl Salute la delega sulla salute mentale appare generica, priva di standard vincolanti, con il rischio di ampliare le disuguaglianze tra Regioni”.
“La salute mentale continua a restare ai margini del Servizio sanitario nazionale, con un pesante carico di stigma e solitudine per pazienti e famiglie. I numeri non lasciano spazio a rinvii: servono investimenti stabili e scelte strutturali”, conclude Lorenzin.


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