“I dati presentati oggi dall’Invalsi e richiamati dal presidente Roberto Ricci, secondo cui gli apprendimenti si sono stabilizzati su livelli inferiori rispetto al periodo precedente alla pandemia, ci pongono di fronte a una domanda che non possiamo più rinviare. Se, a sei anni dal Covid, non siamo ancora riusciti a recuperare quei livelli, significa che è necessario interrogarsi con coraggio sulle cause e mettere in campo risposte nuove”. Così Simona Malpezzi, vice presidente commissione bicamerale infanzia e adolescenza. “Quella che oggi siede sui banchi di scuola è una generazione che ha vissuto l’isolamento della pandemia e un ricorso senza precedenti agli strumenti digitali – aggiunge -. Non possiamo affermare che questa sia l’unica spiegazione del calo degli apprendimenti, ma non possiamo nemmeno ignorare le evidenze che ci mostrano come l’uso intensivo dei social, lo scrolling infinito e gli algoritmi progettati per catturare continuamente l’attenzione incidano sulle capacità di concentrazione, soprattutto dei più giovani”. “Per questo ritengo che il Parlamento debba proseguire con determinazione il lavoro avviato prosegue -. La proposta di legge che limita l’accesso ai social per i minori, insieme a un serio percorso di educazione all’uso critico e consapevole del digitale, rappresenta un passo importante. Dobbiamo sbrigarci. Dobbiamo anche avere l’ambizione di promuovere una diversa architettura delle piattaforme digitali. Non è accettabile che il modello di business dei social continui a fondarsi su meccanismi che incentivano la permanenza online attraverso algoritmi, notifiche e scrolling continuo. Se vogliamo davvero proteggere le nuove generazioni, dobbiamo chiedere alle piattaforme di assumersi la propria responsabilità e costruire un ambiente digitale più rispettoso dello sviluppo cognitivo dei ragazzi. I dati dell’Invalsi devono essere il punto di partenza di una riflessione seria e condivisa. La scuola va sostenuta con investimenti, ma oggi sappiamo che la sfida educativa si gioca anche fuori dalle aule. Ignorare il ruolo che il digitale ha assunto nella vita quotidiana dei nostri giovani significherebbe rinunciare a comprendere una parte fondamentale del problema”.


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