«Non mi aspettavo affatto queste polemiche nel mio partito, rispetto al disegno di legge di Graziano Delrio. lo l`ho sottoscritto con convinzione e per me rispecchia i valori del Partito democratico». È subito chiara Simona Malpezzi, senatrice Pd, e firmataria del ddl Disposizioni per la prevenzione e il contrasto all`antisemitismo, insieme fra gli altri a Pier Ferdinando Casini, senatore eletto nelle liste del Pd. Dopo queste polemiche, andrete comunque avanti, o lo ritirerete?
«Questa decisione spetta al senatore Delrio, ma mi faccia sottolineare una cosa».
Prego.
«I dati dicono che gli episodi di antisemitismo sono aumentati del 400%, e che il 75% degli ebrei italiani evita di indossare simboli religiosi in pubblico per paura. Tutto ciò non riguarda solo i cittadini ebrei, ma la qualità della nostra democrazia, è un problema di tutti».
Però in molti hanno contestato il fatto che si potrebbe così limitare il diritto alla critica del governo israeliano, non trova?
«Il governo di Benjamin Netanyahu è criminale, sono la prima a dirlo e non voglio certo perdere questo mio diritto. Il ddl non interviene sulla libertà di espressione, ma rafforza la strategia per il contrasto all`antisemitismo. Fra l`altro l`Italia è stata fra i primi Paesi in Europa ad avere questo tipo di strategia creata dall`allora coordinatrice contro l`antisemitismo Milena Santerini. Nel ddl noi rafforziamo la prevenzione».
E per farlo concedete una delega al governo Meloni.
«Anche qui sono nate incomprensioni, eppure bastava leggere bene il ddl. Ci sono dei paletti europei entro i quali il governo potrà muoversi in delega. Ci sarà il coinvolgimento dell`Agcom (Autorità per le Garan- zie nelle Comunicazioni, ndr). Noi vogliamo solo velocizzare gli interventi di rimozione dei contenuti d`odio, visto quanto corrono veloci i messaggi sui socia) e responsabilizzare le piattaforme».
Ma al di là delle leggi, non pensa sia un problema culturale, quello dell`odio verso le minoranze? Pensa davvero che un ddl possa risolvere tutto?
«Sicuramente non basta, occorre coinvolgere le università, gli studenti: per questo nel ddl si vuole favorire il ruolo dell`università come ponte tra culture. Ci dimentichiamo che tanti rettori di università israeliane hanno criticato il governo israeliano, dissociandosi, indignandosi e opponendosi per quanto accaduto a Gaza. Noi vogliamo che si rafforzi questo scambio libero di idee, e non possiamo tollerare una democrazia parziale dove uno studente ebreo non si senta libero di manifestare la propria appartenenza».
La sensazione è che siate un po` a cavallo della tigre: se scendete (ritirando il ddl), o se restate su (andando avanti), in ogni caso ci saranno ancora polemiche. Come se ne esce?
«Il ddl, lo ripeto, rafforza la nostra democrazia perché vuole garantire a tutti gli italiani la libertà di professare la propria fede, di manifestare le proprie origini. E lascia liberi tutti di manifestare le proprie opinioni. Nessun nuovo reato. Solo tante azioni di rafforzamento alla strategia per la lotta contro l`antisemitismo».
Se la civiltà è cultura, e la prevenzione è la migliore cura, come pensate di agire in tal senso?
«Il ddl Delrio va in quella direzione. Anche per la scuola propone che tutte le azioni fatte per coltivare la memoria vengano condivise sulle piattaforme ministeriali. Come una sorta di grande patrimonio per la memoria di ciò che è stato. Perché la memoria è un patrimonio collettivo anche per la costruzione della Pace».


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