Gentile direttore, grazie ad Avvenire per lo spazio che sta dando ad un problema che si ripete ogni anno ma che continua a non essere risolto: la lunga estate di un calendario scolastico che non cambia da metà Ottocento mentre la nostra società, le nostre famiglie, il nostro clima, sono cambiati e tutto questo non è più sostenibile. Non è più sostenibile economicamente dalle famiglie e non è più sostenibile la perdita di competenze: concentrare le vacanze ha ripercussioni sul lavoro fatto nei mesi precedenti creando disuguaglianze tra chi si può permettere un`estate esperienziale e chi no. La politica conosce il tema e ha tutti i dati ma fino ad oggi lo ha affrontato solo aumentando (non sempre con successo) i fondi per i centri estivi senza mai intervenire sulla modifica del calendario. L`organizzazione WeWorld ha da tempo lanciato una petizione, sostenuta da due volti conosciuti come Francesca Fiore e Sara Malnerich, per chiederne la modifica: tante firme, una presentazione in Senato ma poi tutto si ferma perché la questione è complessa. Ma non possiamo più permetterci di denunciare il problema senza provare ad intervenire. Qui alcune proposte che come parlamentari dovremmo sostenere: 1) serve un importante intervento di edilizia scolastica che renda le scuole vivibili con il caldo. Recentemente abbiamo ospitato in Senato, grazie al lavoro del collega Filippo Sensi, il think thank Tortuga che ha presentato uno studio sulla situazione delle nostre scuole. Gli interventi possibili includono climatizzazione, pompe di calore, schermature solari, ventilazione e isolamento termico degli edifici. Costa? Sì, ma il danno economico sulla perdita dei saperi è infinitamente più costoso. 2) Da inizio legislatura (ma potrei dire che la storia inizia in quella precedente) in Senato c`è il disegno di legge sulla comunità educante. È a mia prima firma ma non l`ho inventato io. Ho semplicemente raccolto il modello dei patti educativi territoriali che esiste in molte realtà e che vede lavorare insieme tutte le agenzie educative del territorio: scuola, ente locale, associazioni, oratori. Un mondo vivacissimo e pieno di energie che costruisce, in una rete collaborativa, progetti che si svolgono fuori dal tempo scuola. Ma questi progetti hanno bisogno di diventare strutturali. Per questo la legge chiede la realizzazione di un fondo che possa finanziarli lasciando i territori autonomi nel costruire le risposte ai bisogni. Si potrebbe partire in modo sperimentale nei territori dove le fragilità sono maggiori. 3) Chiedere al ministero di mappare le sperimentazioni di tempo scuola diverso che già in Italia ci sono, per poter condividere modelli. Esistono buone pratiche in alcune scuole che hanno anticipato l`inizio dell`anno ai primi di settembre e chiudono il 30 giugno. E insieme a tutto questo (nessuno pretende che si faccia in un anno ma che almeno si incominci) bisogna che la politica tutta e insieme, si renda protagonista di un incontro tra mondo della scuola, sindacati, agenzie educative, esperti, rappresentanti dei diversi territori che devono essere coinvolti, per lavorare insieme sulla rivisitazione del calendario scolastico. Senza alcuna ricetta calata dall`altro ma ascoltando, raccogliendo esperienze e accompagnando al cambiamento. Che fa paura ma per crescere è necessario. E se al centro mettiamo il benessere di bambine e bambini che sono l`investimento sul nostro futuro, di sicuro non sbagliamo. Senatrice, vicepresidente Commissione bicamerale per l`infanzia e l`adolescenza.


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