“Anche la Spagna ha deciso di
introdurre un divieto per l’accesso alle piattaforme social ai
minori di 16 anni, annunciando un pacchetto di misure che va
oltre la semplice limitazione anagrafica e punta su sistemi di
verifica dell’età e su una maggiore responsabilità delle
piattaforme digitali. Dopo l’Australia e dopo la scelta della
Francia, che ha annunciato l’attivazione della procedura
accelerata per rendere operativo il divieto già dal prossimo
settembre, un altro grande Paese europeo riconosce che siamo di
fronte a una vera emergenza sociale e sanitaria. La salute
psicofisica e lo sviluppo dei bambini e degli adolescenti non
possono continuare a essere esposti senza tutele alla pressione
degli algoritmi e a contenuti violenti, d’odio o disinformativi.
È esattamente l’obiettivo che anche in Italia stiamo cercando di
raggiungere da tempo. Un disegno di legge bipartisan, costruito
anche in dialogo con la Commissione europea per evitare procedure
di infrazione e rafforzare il ruolo e la responsabilità dei
genitori, è ancora fermo al Senato.
Preoccupa il silenzio che circonda questo tema: manca il parere
del Governo sugli emendamenti e così tutto resta bloccato, mentre
altri Paesi scelgono di agire con decisione e assumersi una
responsabilità politica chiara. La Francia e ora la Spagna
dimostrano che è possibile intervenire spiegando con chiarezza le
ragioni di un divieto necessario e mettendo al centro la tutela
dei più giovani. L’Italia avrebbe potuto essere tra i Paesi
pionieri in Europa. Rallentare oggi significa rinunciare a un
primato che potrebbe fare scuola e offrire una protezione
concreta ai minori. Serve un’assunzione di responsabilità
immediata: non possiamo permetterci di restare indietro mentre
altri Stati scelgono di tutelare davvero il futuro delle nuove
generazioni”. Così Simona Malpezzi, vicepresidente della
Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza.