“Oggi, nella sua intervista al Corriere della Sera, il ministro Valditara ricorda come sia già presente al Senato un disegno di legge, già esaminato, che introduce il divieto di accesso ai social per i minori di una certa età, chiedendone una rapida approvazione. Ha ragione: è urgente intervenire. Purtroppo, però, mancano ancora i pareri del Governo, che da mesi sta inspiegabilmente bloccando un provvedimento peraltro bipartisan e sottoscritto da tutte le forze politiche. Un ritardo che non è più giustificabile. Per questo motivo ho presentato un emendamento al ddl Sicurezza che riprende e sintetizza l’impianto di quella proposta di legge. Mi auguro che su questo punto si possa registrare una convergenza ampia e trasversale”. Così Simona Malpezzi, vicepresidente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza. “La storica sentenza di ieri del tribunale di Los Angeles, che condanna Google e Meta ritenendole responsabili nel favorire forme di dipendenza tra i più giovani, deve rappresentare un segnale forte per tutti noi: non possiamo più rimandare. Mi aspetto quindi che l’emendamento venga approvato. E voglio essere chiara fin da ora: vista l’urgenza non possiamo considerarlo inammissibile. Se parliamo di sicurezza, abbiamo il dovere di proteggere i nostri giovani anche in questi contesti. È una responsabilità che non possiamo eludere”, conclude.
Malpezzi, diffusione video non aggiunge informazione, responsabilità – “Sono profondamente perplessa dalla scelta di alcune testate giornalistiche di pubblicare in home page il video girato dal ragazzino autore dell’accoltellamento della docente.Mi chiedo sinceramente: cosa aggiunge quel video alla comprensione dei fatti? Quale valore informativo apporta rispetto alla ricostruzione della notizia? La sua diffusione non sembra rispondere a un’esigenza di approfondimento o di interesse pubblico, ma piuttosto rischia di alimentare dinamiche di spettacolarizzazione che, a mio parere, nulla hanno a che fare con il diritto e con la sacrosanta libertà di informazione. Qui non siamo di fronte a un contenuto necessario per capire, ma a un materiale estremamente sensibile che coinvolge una vittima, una comunità scolastica e un minore. Il diritto di cronaca comporta anche una responsabilità: quella di scegliere cosa pubblicare e come farlo, nel rispetto delle persone e del contesto, soprattutto quando si tratta di episodi di violenza e di soggetti vulnerabili. Per queste ragioni, ritengo che la decisione di mettere in evidenza quel video sia profondamente discutibile e meriti una seria riflessione. Informare non significa mostrare tutto. Significa, al contrario, esercitare un giudizio consapevole su ciò che è davvero utile alla comprensione dei fatti, evitando di trasformare il dolore e la violenza in contenuto da consumo”. Lo scrive Simona Malpezzi, senatrice Pd.