«Su Venezia si è consumato un Cortocircuito con Roma, tutto e solo interno alla destra, che ha prodotto danni per le istituzioni culturali cittadine. E Venezia non se lo merita, non doveva essere terreno di scontro o di occupazione politica». Andrea Martella, senatore del Pd ed ex sottosegretario, è il candidato sindaco del centrosinistra nell`epicentro mondiale dei testacoda del melonismo. Dalla Biennale, che si inaugura oggi ma è da giorni contestata dai gruppi anti Punti Pussy Riot e Femen in testa, al caso Fenice. Pasticci finiti su tutti i media del mondo, titolisli sbizzarriti: “Morte a Venezia”, “Com`è triste Venezia” e via sfottendo.
Siete la capitale mondiale delle figuracce del governo. Una “pubblicità regresso” per la città?
La Biennale e la Fenice hanno un prestigio internazionale, il sindaco è presidente della Fenice e vicepresidente della Biennale. Due istituzioni che non possono essere piegate agli scontri di una destra in confusione. Se toccherà a me, Venezia tornerà ad avere un rapporto reale e costruttivo con le sue grandi istituzioni Tornerà ad avere un assessore alla Cultura, che negli ultimi undici anni non ha avuto, il sindaco uscente, Luigi Brugnaro, si è tenuto la delega, e l`assenza di una politica culturale si è vista
E il “metodo destra”?
Sulla Fenice sì: decisioni calate dall`alto, avallate dal sindaco, che hanno rischiato di far venir meno il rango del Gran Teatro. Scelte sbagliate innanzitutto nel metodo, senza il coinvolgimento dell`orchestra e del coro, dettate dall`amichettismo. Resetteremo questa stagione, la azzereremo e riporteremo il Gran Teatro al rispetto di tutte le professionalità.
Il caso della Biennale è alla rovescia. Il governo nomina un “amichetto”, il presidente Pietrangelo Buttafuoco, ma poi lo sconfessa per il padiglione russo. Che resta chiuso, ma al centro della scena.
La Biennale ha la sua giusta autonomia, Buttafuoco è persona che stimo. Ma bisognava considerare anche il contesto internazionale ed evitare che il padiglione della Russia diventasse strumento della propaganda di Vladimir Putin. Bisognava trovare un punto di equilibrio. Non sono stati capaci, e la Biennale è diventata campo di battaglia del ministro Alessandro Giuli contro Buttafuoco. Invece Venezia è una città di pace.
Occhio, senatore, Buttafuoco dice «un giardino di pace». La Biennale è autonoma e libera, Venezia è sempre stata un intreccio di culture e popoli, ma mai può diventare teatro per operazioni di propaganda di regime. Dobbiamo recuperarle il ruolo di città che promuove la pace sede di conferenze internazionali, confronti diplomatici, culturali e politici.
Il prossimo sindaco dovrà sbrogliare la matassa?
Sì, non solo sulla cultura. Siamo a un bivio, è funto un ciclo politico di undici anni, contrassegnato da una concezione padronale dell`amministrazione, da una certa opacità e dall`ombra di un pesante conflitto di interessi Nel corso di questi anni la città ha perso residenti, funzioni e servizi perché i problemi non sono stati affrontati per tempa. Ora questi problemi sono urgentissimi. Dobbiamo tornare una comunità, una città cosmopolita, capace di bloccare lo spopolamento e governare il turismo. Il costo della vita è proibitivo per giovani e famiglie. Ma sento che c`è voglia di una nuova stagione. In questi mesi ho ascoltato tutti quelli che Brugnaro non ha ascoltato.
E cosa le hanno detto?
C`è bisogno di sicurezza, vera e non a slogan, su tre pilastri: maggiore controllo e presidio del territorio, presenza delle forze dell`ordine. Ma per una via democratica, che si accompagni a interventi di rigenerazione urbana e servizi: a Mestre, Marghera e nel resto della terraferma perché non c`è solo la città d`acqua – serve più illuminazione, più verde e servizi sociali anche di strada che funzionino. Ho chiesto a Franco Gabrielli (ex capo della polizia, ndr), di dare una mano alla futura amministrazione. L`altro tema è un piano per la casa: ci sono 2.500 appartamenti sfitti e abbandonati che possono essere ristrutturati. Avvieremo un piano straordinario per assegnarli ai residenti, agli studenti, e per far tornare chi se n`è andato.
L`overtourism è delizia ma più croce per le città d`arte.
Il ticket turistico non ha diminuito il numero dei turisti. Il turismo non serve a fare cassa, e deve essere governato con intelligenza. Bisogna programmare i flussi, con la tecnologia e gli operatori. Servirà individuare una capacità di carico, cioè una soglia di presenza di turisti rispetto ai residenti, per proteggere i luoghi più fragili. Del resto, è un ragionamento che fanno tutte le città del mondo, altrimenti i residenti vengono espulsi. Regolamenteremo gli affitti turistici: non per colpire la piccola proprietà che integra un reddito, ma per quelli che fanno speculazioni selvagge.
Tutela della laguna: il Mose, molto contestato, non basta più?
Il Mose ci costa e ci è costato caro. Funziona, ma si alza parecchie volte a causa dell`innalzamento dei livelli del mare per via dei cambiamenti climatici. Dobbiamo pensare a come proteggere la città quando il Mose non ci sarà più. Faremo una chiamata internazionale ai migliori esperti scientifici idraulici, ingegneri e climatologi.
Infine il porto.
In prospettiva serve un porto offshore fuori dalla laguna, nella transizione bisogna permettere l`operatività del porto con opere all`interno della laguna che non siano irreversibili.
Se sarà eletto, il governo non le sarà amico.
Chiederò di rifinanziare la legge speciale per Venezia che il governo di destra in questi anni ha definanziato, mesi fa ho presentato un disegno di legge al Senato per dare a Venezia uno statuto speciale. Abbiamo votazione internazionale e capacità attrattiva, con il nome di Venezia è facile attrarre interesse, ed è incredibile che in questi anni non sia stato fatto.