Andrea Martella, senatore Pd e candidato sindaco del centrosinistra alle Comunali del 24 e 25 maggio, è davvero il momento del coraggio per salvare Venezia da acqua e turisti, i due mari che la sommergono?
«Antonio Scurati ha ragione. Partiamo dall`overtourism: va definito subito un limite sostenibile e vitale. La tecnologia garantisce gestione intelligente dei flussi, redistribuzione di ingressi, qualità di offerta e restituzione di risorse alla vita quotidiana della gente. L`attuale contributo d`accesso è una gabella fallimentare».
Perché il contributo ha fallito?
«L`obiettivo era ridurre i turisti nei giorni di massimo afflusso. Non l`ha fatto: è una tassa di soggiorno aggiuntiva, imposta senza offrire servizi».
E per l`innalzamento del livello marino, causato dal gas serra?
«Non si fermerà, bisogna pensare subito alla sopravvivenza fisica della città. Siamo già nell`era post-Mose: il futuro va ripensato oggi, prima che l`emergenza ci travolga. Venezia deve essere il laboratorio mondiale dell`adattamento climatico».
Venezia può tornare una città in cui vivere?
«Solo a patto di diversificare la sua economia, sottraendola alla monocoltura turistica. Dopo un decennio di buio amministrativo è tempo di occuparsi anche di scienza, tecnologia e cultura: si cresce ritrovando il proprio status storico, il sole e il sorriso».
Gli studenti sono costretti al pendolarismo, i giovani non trovano lavoro: ridurre i turisti aumenta i residenti?
«Ormai è chiaro che anche qui è tempo di cambiare. Primo passo: case accessibili e lavoro qualificato. Usciamo dai dieci anni del pantano Brugnaro: conflitti d`interesse, paternalismo, scandali, risse continue. La perdita dello standing internazionale spaventa chi deve agire per il futuro».
Prima del decennio di centrodestra qui ha governato la sinistra: nessuna responsabilità?
«Guardando indietro vedo alternanza politica: il mio dovere è preparare il futuro. La scelta ora è tra declino e rinascita. Se Venezia non si ripopola, offrendo servizi, presto sarà un museo dotato di shopping center abbandonato al mare che si alza».
La prima cosa da fare?
«Chiedere a governo e Parlamento la concessione dello statuto speciale, come per Roma capitale. Un salto di qualità rispetto alla legge attuale, nella direzione dell`autonomia e nel nome di fragilità ambientale e sociale. Avere coraggio significa assumersi la responsabilità di decidere: curando la salvezza della laguna, assicurando efficienza dei trasporti e regolamentazione del turismo».


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