“Nelle stesse ore in cui esaminiamo questo
dl, Claudio Salamida ha perso la vita nello stabilimento di
Taranto. È una tragedia che ci colpisce profondamente e che
impone rispetto, responsabilità e verità. Alla famiglia del
lavoratore va il cordoglio e la vicinanza del nostro gruppo. Ai
lavoratori e alle lavoratrici e alle organizzazioni sindacali che
hanno proclamato uno sciopero immediato va il nostro sostegno. La
sicurezza sul lavoro non è una variabile negoziabile, soprattutto
in uno stabilimento che vive da anni in condizioni di precarietà
produttiva, manutentiva e gestionale”.
Lo dice il senatore del Pd Andrea MARTELLA, che è intervenuto
nell’Aula del Senato.
“Tutti i nostri emendamenti finalizzati a rafforzare la
sicurezza degli impianti e dei lavoratori- ha continuato
MARTELLA- sono stati bocciati. Questo è il quarto dl di questo
governo sull’Ex Ilva in un solo anno, un susseguirsi di
interventi emergenziali che non hanno risolto, ma rinviato, i
nodi strutturali della crisi. Anche questo dl non disegna il
futuro, ma tenta di evitare il collasso nel presente. Non ci sono
misure a lungo raggio e restano interrogativi decisivi: chi
sosterrà i costi della decarbonizzazione? Come sarà garantita la
continuità produttiva nella fase di transizione? Quale sarà il
ruolo dello Stato nella governance? Quali tutele occupazionali
reali sono previste per l’insieme dei lavoratori, non solo nella
fase iniziale? Noi abbiamo proposto di rafforzare le garanzie
occupazionali con impegni chiari e verificabili, di dare
continuità e certezza agli ammortizzatori sociali, di sostenere
in modo strutturale l’indotto, di vincolare i finanziamenti
pubblici a un cronoprogramma preciso sulla decarbonizzazione, di
rafforzare il ruolo pubblico nella governance, di prevedere
obblighi di trasparenza e di relazione periodica al Parlamento.
Tutte proposte che andavano nella direzione di governare crisi,
non di inseguirla e che sono state respinte”.
“Si continua a procedere per prestiti, proroghe, rinvii,
mentre il tempo passa e la crisi si aggrava. Questo decreto, come
quelli che lo hanno preceduto, non è all’altezza della sfida. Noi
continueremo a chiedere una svolta vera per il polo siderurgico
del nostro Paese, perché Taranto e i lavoratori non possono più
vivere nell’incertezza permanente”.


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