‘Io sostenevo chi ha dato 8,5 milioni, centrodestra ha dimezzato i contributi’
“La Fenice è l’emblema di un metodo di governo arrogante che riguarda tutta la città,
rispetto alla quale sto incontrando una fortissima voglia di
discontinuità, cambiamento e partecipazione”. Lo afferma Andrea
Martella, candidato sindaco di Venezia per il centrosinistra,
commentando le vicende del teatro lirico lagunare.
La vicenda, per Martella, “è stata contrassegnata da un
metodo sbagliato e arrogante, da scelte amichettistiche che
stavano producendo un danno molto grave”. Per quanto riguarda il
futuro di Nicola Colabianchi “da sindaco mi occuperò al momento
opportuno della vicenda che riguarda il sovrintendente”.
Martella poi replica al rivale, l’assessore e candidato di
centrodestra Simone Venturini, che ieri lo aveva accusato di
avere fatto “nulla, o quasi” per il teatro veneziano: “Venturini
dovrebbe almeno il pudore di stare in silenzio, perché io stavo
dalla parte dei governi che col ministro Franceschini hanno
ricapitalizzato le fondazioni lirico-sinfoniche portando 8,5
milioni alla Fenice, mentre lui faceva parte della giunta che ha
più che dimezzato i contributi comunali da 4,4 a 2,1 milioni.
Questi sono i fatti, i veneziani ne hanno memoria”.
Sulla riapertura del padiglione della Russia alla Biennale
Martella vede “un vero e proprio cortocircuito nella destra”.
Sull’opportunità della partecipazione dei russi, però, la
visione non è lontana da quella del sindaco uscente Luigi
Brugnaro e di Venturini: “Fermo restando che parto sempre dalla
condanna dell’aggressione all’Ucraina e dalla piena solidarietà
a popolo ucraino, luoghi come la Biennale rappresentano per
definizione spazi di libertà e confronto. La decisione sulle
partecipazioni spetta all’autonomia della Biennale, che però è
chiamata a garantire – conclude – che non si tratti di
un’operazione di propaganda di un Paese che nega e calpesta
anche la libertà della cultura”.