“La vicenda dell’ex Ilva di Taranto rappresenta una delle questioni industriali e sociali più complesse del nostro Paese. Un impianto strategico per l’economia nazionale, ma anche una ferita aperta per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Una vicenda che è l’emblema del fallimento delle politiche industriali del governo Meloni. Il 12 agosto è stata firmata un’intesa presso il ministero del Made in Italy per la decarbonizzazione del polo siderurgico di Taranto. Un atto importante, che però rischia di restare solo sulla carta. Alla scadenza del bando per la vendita sono giunte dieci manifestazioni di interesse: soltanto due riguardano l’intero gruppo industriale, e nessuna di esse, lo dicono gli stessi commissari straordinari, offre vere garanzie industriali, ambientali o occupazionali. Non era difficile prevederlo, lo avevamo detto e non siamo affatto contenti di aver avuto ragione. Anche oggi il ministro Urso non ci ha dato alcuna risposta sulle prospettive dell’ex Ilva a e nel frattempo l’impianto di Taranto vive una condizione drammatica”. Lo dice il senatore del Pd Andrea Martella, intervenuto nel corso del question time al Senato.
“Torna a circolare – continua Martella – l’ipotesi di una scissione tra ‘bad company’ e ‘good company’, una scelta che comprometterebbe il futuro dell’intera siderurgia italiana. A Urso abbiamo chiesto chiarezza e se non ritenga urgente promuovere un piano alternativo di rilancio pubblico dell’ex Ilva. Ma non ci ha risposto. Eppure non è in gioco solo il destino di Taranto, ma l’autonomia strategica del nostro Paese, la dignità del lavoro e la credibilità della nostra politica industriale”.