“Su una vicenda come quella della
Fenice emerge anche un problema di verità, di serietà e di
credibilità. Venturini oggi parla come se fosse un osservatore
esterno, estraneo a tutto ciò che è accaduto. Ma non è così: è il
braccio destro di Brugnaro, è in giunta da 11 anni, ha condiviso
fino in fondo le scelte e il metodo di questa amministrazione ed
è il prosecutore di quella esperienza politica. Non ha mai detto
nulla contro il grave danno prodotto dalla sua amministrazione
verso la Fenice. Per questo la sua uscita è un insulto
all’intelligenza dei veneziani”. Lo dichiara Andrea Martella,
candidato sindaco di Venezia per il centrosinistra. Ieri Simone
Venturini aveva detto: “E’ una vicenda delicata, che va
affrontata con equilibrio e senso di responsabilità. Si chiude
una fase che ha generato preoccupazione e tensioni, e che avrebbe
richiesto fin dall’inizio maggiore attenzione, ascolto e
coinvolgimento della città di Venezia e delle sue istituzioni. La
Fenice non è un luogo qualunque: è un patrimonio culturale della
città, del Veneto e del Paese. Per questo ogni scelta che
riguarda il teatro deve essere compiuta con serietà, rispetto e
piena consapevolezza del valore della sua storia, della sua
orchestra, dei suoi professionisti e di tutte le persone che ogni
giorno contribuiscono alla sua qualità artistica e
internazionale”.
Ciò detto, Venturini sollecitava a “guardare avanti e
ripartire con massimo senso di responsabilità, riportando piena
serenità e armonia all’interno della Fenice. Lavorerò affinché le
istituzioni nazionali coinvolgano maggiormente Venezia nelle
decisioni che riguardano il suo teatro e, più in generale, le
principali istituzioni culturali cittadine”.
Se eletto sindaco, e dunque da
presidente del Consiglio di Indirizzo, Venturini ha detto di
volersi impegnare “per ricostruire ricostruire un clima di
fiducia, rispetto e collaborazione, tutelando l’autorevolezza
della Fenice e il lavoro della sua orchestra, dei suoi
professionisti, dei tecnici e di tutto il personale”.
Ma per Martella, “al di là del merito di questa disastrosa
vicenda c’è un tema di verità, di credibilità, di carattere. Se
Venturini era contrario alla designazione di Beatrice Venezi,
doveva dirlo prima. Se pensava che il Governo avesse imposto da
Roma una scelta inopportuna, doveva denunciarlo prima. Se
riteneva che Brugnaro stesse sbagliando metodo, toni e gestione,
doveva avere il coraggio di dirlo mentre accadeva, come abbiamo
fatto noi: non provare a chiamarsi fuori adesso, con un calcio
dell’asino un po’ triste”. Inoltre, conclude Martella, “è lecito
chiedersi come farebbe ad affrontare questioni ancora più
complesse chi di fronte a un caso così evidente ha scelto di
tacere finché conveniva e di parlare solo quando non serviva più”.


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