“Una staffetta che pedala nella nebbia con un messaggio cucito nell’orlo della gonna. Un operaio che incrocia le braccia davanti alla catena di montaggio. Una suora che apre la canonica a chi è braccato. Un professore universitario che scrive a sua moglie e a sua figlia: ‘il mondo migliorerà, siatene certe, e se per questo è stata necessaria la mia vita, sarete benedette’. Il 25 aprile del 1945 fu il culmine della Resistenza, fu la Liberazione dalle atrocità della dittatura fascista e dalla barbarie dell’occupazione nazista: uomini e donne, cittadini e cittadine, fecero una scelta coraggiosa. Avevano deciso – molti di loro in giovinezza – che valeva la pena rischiare tutto, anche la vita, perché noi potessimo non rischiare niente. Da quel giorno, fu libertà e democrazia. Nacque la Costituzione, democratica e antifascista, che scolpisce parole e valori su cui, ancora oggi, poggia la nostra Repubblica, che tutela la libertà e i diritti di tutte e tutti. Anche di chi – anche oggi, ancora oggi, oltre 80 anni dopo – quella scelta coraggiosa ha deciso di non riconoscerla per non meglio precisate ragioni di bassa propaganda politica, assimilandola alla viltà di chi combatteva accanto ai nazisti a Salò”. Così sui social il senatore Pd, Marco Meloni, che ha partecipato alle manifestazioni per la Festa della Liberazione a Quartu Sant’Elena, con l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, per la posa di una corona d’alloro. “La Festa della Liberazione appartiene a tutte e a tutti e ci chiede di custodire ciò che ci è stato consegnato. Di ricordare e raccontare, pronunciando le parole per le quali molte italiane e molti italiani, come quella staffetta, quell’operaio, quella suora e quel professore, oltre 80 anni fa, hanno pagato un caro prezzo, in molti casi la loro stessa vita: libertà, democrazia, dignità, pace”, ha aggiunto.
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