“La situazione dell’ex Ilva dimostra con chiarezza il fallimento dell’impostazione seguita dal governo Meloni. Alle dichiarazioni roboanti del ministro Urso non hanno fatto seguito scelte efficaci: la produzione e’ precipitata al minimo storico, le procedure avviate dal governo non hanno attratto alcun operatore credibile e l’unico provvedimento concreto e’ un piano che prevede 6.000 lavoratori in cassa integrazione. Un intervento che non indica alcun rilancio industriale, ma il rischio evidente di uno stop delle attivita’”. E’ quanto afferma Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Partito Democratico. “E’ inutile continuare a raccontare che ci siano investitori pronti a intervenire: nessun soggetto privato e’ disponibile a rilevare l’impianto alle condizioni indicate da Urso. Tre anni di annunci e ipotesi mai concretizzate dimostrano che non si puo’ piu’ far finta di nulla. Per evitare il tracollo – prosegue l’esponente dem – serve una scelta netta: se non ci sono partner privati affidabili, lo Stato deve prendere in mano la situazione e agire come soggetto industriale di riferimento, anche con un intervento di carattere temporaneo, verificando successivamente l’eventuale partecipazione di partner industriali privati. Questa decisione va assunta a Palazzo Chigi, evitando l’ennesimo rimpallo tra ministeri. Occorre garantire la continuita’ produttiva, tutelare l’occupazione, assicurare manutenzioni adeguate, migliorare le condizioni di sicurezza e avviare un percorso credibile di riduzione delle emissioni. Tutte condizioni che finora sono completamente mancate”. Misiani richiama anche le preoccupazioni dei sindacati: “I 6.000 esuberi non rispondono ad alcuna logica industriale. Sono un taglio insostenibile che scarica sui lavoratori le incertezze e gli errori del governo. Quella misura va eliminata subito e occorre riaprire un confronto vero con le parti sociali e con il territorio. Il 18 novembre il governo si presentera’ al tavolo con i sindacati. E’ un passaggio decisivo: o si cambia direzione, oppure si condanna Taranto a un declino senza ritorno. L’ex Ilva e’ il simbolo della fragilita’ della politica industriale di questi anni: ritardi, promesse e nessuna strategia. E’ il momento delle scelte vere e di una piena assunzione di responsabilita’”.
Pubblicato il
in Comunicati Stampa, Industria, Commercio, Turismo, Stampa