”Le nuove stime di Standard & Poor’s sono
l’ennesimo campanello d’allarme che non si può ignorare: la crescita
dell’Italia nel 2026 viene dimezzata allo 0,4%, il dato peggiore tra i
grandi Paesi europei. Non è una sorpresa: tutti i segnali più recenti
vanno in questa direzione. Gli ultimi dati Istat sull’occupazione e
sull’inflazione, le stime di Confindustria, le proiezioni dell’Ocse —
tutto converge nel disegnare un quadro di deterioramento rapido e
severo dell’economia italiana, direttamente riconducibile all’impatto
della guerra”. Così Antonio Misiani, responsabile Economia nella
segreteria Pd.
“Eppure il governo fa finta di niente. Minimizza, tergiversa, si
nasconde dietro formule vaghe sulla diplomazia e gli equilibri
internazionali. Ma di fronte a una crisi che sta comprimendo il
reddito delle famiglie, frenando gli investimenti delle imprese e
tagliando le prospettive di crescita del Paese, non c’è più spazio per
l’ambiguità. Cosa deve ancora accadere perché il governo trovi il
coraggio di dire chiaro e forte a Trump e Netanyahu che questa guerra
si deve fermare? Quanti altri miliardi di PIL dobbiamo perdere? Quante
altre famiglie devono fare i conti con bollette più care, carburante
più costoso, potere d’acquisto eroso?”
“L’Italia è il Paese europeo che paga il prezzo più alto di questo
conflitto. La Germania regge grazie allo stimolo fiscale che essa
stessa ha avuto il coraggio di mettere in campo. La Francia cresce
molto più di noi. Noi siamo fermi. E il governo Meloni non ha né una
strategia per proteggere l’economia, né la voce per chiedere la pace.
Il Presidente del Consiglio abbandoni l’attendismo e si faccia
portavoce, nelle sedi internazionali, di una posizione netta: il
cessate il fuoco è una necessità. L’Italia non può permettersi il
lusso di far finta di niente.”


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