“Il sistema dell’export italiano è esposto a uno shock senza precedenti. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, la congestione dei principali hub marittimi, l’instabilità delle rotte commerciali globali non sono emergenze temporanee: sono segnali di una trasformazione strutturale del commercio internazionale che mette a rischio la tenuta del nostro sistema produttivo.” Lo dice Antonio Misiani, senatore e responsabile economico del PD.
“I numeri parlano chiaro – continua Misiani – Sono circa 120 mila le imprese esportatrici, che danno lavoro a poco più di 4 milioni di addetti. Quando le rotte si bloccano o si congestionano, quando i costi dei noli esplodono e l’affidabilità delle consegne crolla al di sotto delle soglie di criticità, il danno non è solo commerciale: è occupazionale, finanziario, strutturale. Le PMI, ossatura del nostro manifatturiero, pagano un prezzo sproporzionato, perché hanno meno potere contrattuale e minore capacità di assorbire gli shock. Di fronte a tutto questo, il governo italiano è sostanzialmente assente. Non c’è un piano, non c’è una cabina di regia, non c’è un interlocutore istituzionale sistematico per gli operatori. Chiediamo al Presidente del Consiglio di convocare immediatamente un tavolo permanente di crisi con le imprese esportatrici, gli operatori logistici, le associazioni di categoria, ICE e SACE, per mappare i danni, attivare strumenti di supporto finanziario — linee di credito dedicate, garanzie pubbliche, misure di mitigazione del rischio — e coordinare una risposta operativa coerente. Chiediamo inoltre al governo italiano di farsi protagonista in sede europea di un’iniziativa di stabilizzazione nelle aree di crisi. La natura transnazionale delle catene logistiche rende inadeguati interventi solo nazionali. Serve un’azione europea coordinata: per mettere in sicurezza le rotte strategiche, per rafforzare la cooperazione diplomatica con i Paesi rivieraschi, per armonizzare le procedure doganali e sviluppare corridoi logistici alternativi resilienti. I corridoi di trasporto sono asset strategici nazionali ed europei, al pari delle infrastrutture energetiche. Vanno trattati come tali. L’export è il motore della nostra crescita. Non possiamo permetterci di lasciare le imprese italiane sole davanti a questa tempesta.”