“Tra Ilva e Transizione 5.0 siamo di
fronte alla Waterloo del governo Meloni e del ministro Urso. I
nodi di una gestione confusa e approssimativa stanno venendo
tutti al pettine: programmi di incentivazione degli investimenti
gestiti con una logica da ‘stop and go’ che ha esasperato le
imprese, regole in continuo mutamento, piattaforme informatiche
cambiate più volte e fino alla sconcertante chiusura e
riapertura di Transizione 5.0. Scelte contraddittorie e
pasticciate che hanno compromesso l’attuazione di un piano
presentato come cruciale per la competitività del Paese. Sul
fronte delle crisi industriali, la vicenda drammatica di ILVA è
ormai a un punto di non ritorno. Il governo continua a rifiutare
una piena assunzione di responsabilità dello Stato, che
rappresenta invece l’unica strada per evitare un disastro
industriale, occupazionale e sociale di proporzioni enormi. In
tre anni di governo di Giorgia Meloni l’Italia il sistema
produttivo si è fortemente indebolito: la produzione industriale
è costantemente calata come mai era accaduto nella storia
recente del Paese, il ricorso alla cassa integrazione è in forte
aumento e settori strategici come l’automotive e la chimica di
base sono in disarmo. Servirebbe un’inversione di rotta, una
politica industriale seria e di lungo periodo. Ma la legge di
bilancio firmata da Giorgetti riduce del 75 per cento in tre
anni lo stanziamento per il programma di politiche industriali
del Mimit e lascia quasi a zero il fondo automotive nel momento
di massima crisi del settore. La verità è che il governo Meloni
guarda altrove: a rassicurare i mercati e le agenzie di rating,
anteponendo la finanza all’economia reale e alla condizione
concreta delle famiglie italiane. È un errore grave, che
l’Italia rischia di pagare molto caro”. Lo scrive in una nota
Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria
nazionale del Pd.