“Le Considerazioni finali del Governatore Panetta hanno offerto indicazioni molto utili delle politiche necessarie per affrontare le fragilità strutturali del Paese”. Lo dichiara Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale e senatore del PD. “L’economia italiana – osserva – è più esposta alla crisi energetica rispetto ai principali partner europei, e in un contesto internazionale sempre più instabile questa vulnerabilità richiede non solo misure di emergenza ma innanzitutto risposte strutturali. Accelerare la transizione verso le rinnovabili, potenziare le reti, investire sull’efficienza – fronti su cui l’Italia è in ritardo rispetto alla media europea – è una ricetta che come Pd sottoscriviamo”. “Il richiamo del Governatore sull’adozione delle nuove tecnologie è un campanello d’allarme che non va sottovalutato. Oggi solo il 5% delle imprese italiane fa uso intensivo dell’intelligenza artificiale, e il divario con la media europea si sta ampliando. Il potenziale dell’IA in termini di aumento della produttività è enorme ma non si realizzerà automaticamente. Servono politiche per il trasferimento tecnologico verso le PMI, il sostegno alle imprese innovative, lo sviluppo del venture capital, l’orientamento della domanda pubblica all’innovazione. Le iniziative esistenti sono però frammentate e senza finanziamenti stabili: è questo il nodo da sciogliere, con urgenza”. “Sul lavoro, la Banca d’Italia è esplicita: i benefici dell’intelligenza artificiale rischiano di concentrarsi su chi possiede competenze elevate, accentuando le disuguaglianze. Se il nodo da affrontare è come governare lo sviluppo dell’IA per metterla al servizio della persona e della società, il fatto che l’Italia – come giustamente evidenzia Panetta – investa in istruzione un punto di PIL in meno rispetto alla media europea, con un divario concentrato nella spesa universitaria, è una debolezza particolarmente preoccupante in una fase di rapido cambiamento. L’invito a potenziare le risorse destinate all’istruzione è perciò sacrosanto. Sul piano internazionale, Panetta ha ragione nel sottolineare come in un contesto di crisi profonda dell’ordine globale la risposta non possa essere la chiusura ma una maggiore unità dell’Europa, completando il mercato unico nei settori strategici, integrando i mercati dei capitali e dotandosi di un titolo sovrano europeo come strumento di finanziamento degli investimenti comuni. Di fronte all’insufficiente velocità di attuazione di queste politiche non basta però attendere passivamente che la UE acceleri: occorre che i governi nazionali superino remore e posizioni di retroguardia e contribuiscano al cambio di passo che serve”. “L’Italia ha punti di forza importanti che rischiano però di non tradursi in crescita se non si interviene con determinazione sulle debolezze strutturali evidenziate da Panetta, dalla sfida della produttività a quella demografica, fino a quella energetica e tecnologica, mettendo in campo una visione d’insieme e la capacità di trasformarla in politiche concrete. Il criterio ultimo del successo di queste iniziative sarà la capacità di offrire opportunità e futuro ai giovani. È su questa capacità di risposta che il Paese – e la politica – saranno giudicati”.


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