“La tregua di questa notte tra Stati Uniti e Iran, con la riapertura dello Stretto di Hormuz, è una buona notizia per il mondo intero. Ma non può diventare l’alibi per rinviare ancora una volta le riforme strutturali di cui l’Italia ha bisogno.” Lo ha dichiarato il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del PD, nella dichiarazione di voto sul decreto Bollette.
“La crisi energetica italiana non nasce dal conflitto nel Golfo – ha proseguito Misiani – deriva da un mix energetico sbilanciato sul gas, da una dipendenza strutturale dai combustibili fossili mai messa seriamente in discussione, da un mercato dell’energia condizionato da rendite di posizione che questo Governo non ha mai voluto intaccare. La tregua allenta le tensioni sui mercati, ma il differenziale di prezzo con la Germania e la Spagna rimane elevatissimo. Le bollette delle famiglie italiane rimangono le più alte d’Europa.”
Sul provvedimento, Misiani ha ricordato i numeri che fotografano il ritardo italiano: “L’Italia oggi paga l’energia elettrica 139 euro per MWh, contro i 34 della Spagna, i 37 della Francia e i 92 della Germania. Non si tratta di uno shock congiunturale legato alla guerra nel Golfo: è un gap strutturale che comprime la competitività delle imprese manifatturiere e il potere d’acquisto delle famiglie.”
“Questo decreto – ha aggiunto il senatore – era già in partenza insufficiente. La guerra l’ha letteralmente travolto. Il bonus per le famiglie vulnerabili è poco più della metà di quello previsto nel 2025, con una platea molto più ridotta. Il contributo ai venditori di energia è su base volontaria. Due scelte sono emblematiche degli errori strategici del Governo Meloni: la norma che sterilizza la componente ETS dal prezzo dell’elettricità prodotta col gas, e la proroga delle centrali a carbone fino al 2038.”
Misiani ha illustrato le proposte alternative del PD: “Abbiamo chiesto il riconoscimento automatico dei contributi per le famiglie in difficoltà, ampliando la platea; il contratto per differenza inverso per gli impianti marginali a gas; l’accisa mobile sui prodotti energetici; il disaccoppiamento strutturale della componente ETS dal prezzo marginale. Le risorse ci sarebbero: 4,3 miliardi di extra-gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi. Usati bene, permetterebbero di ridurre del 10% le utenze domestiche e del 20% le bollette delle PMI. Ma su questo, silenzio totale.”
Sul fronte internazionale, il senatore del PD ha sottolineato: “Abbiamo due settimane di finestra diplomatica. L’Italia dovrebbe usarle per contribuire a costruire una posizione europea forte. Se la crisi proseguisse, diventerebbe necessario mettere in campo misure di ampia portata: acquisti aggregati di GNL, un tetto UE al prezzo del gas sul modello spagnolo del 2022, semplificazione dei PPA e dei CfD, e un allentamento mirato dei vincoli del Patto di stabilità per aiutare famiglie e imprese energivore”.
“Se mettiamo insieme questo decreto con quelli sui carburanti e con il gran pasticcio su Transizione 5.0 – ha concluso Misiani – emerge con chiarezza il fallimento sistematico della destra. L’Italia ha bisogno di una politica energetica all’altezza di un tempo difficile come quello che stiamo vivendo. Le famiglie e le imprese non possono continuare a pagare il prezzo dell’inadeguatezza di questo governo.


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