“L’equità fiscale non è un dettaglio tecnico, ma il cuore stesso del nostro contratto sociale”. Lo ha dichiarato il senatore Antonio Misiani, responsabile economia e finanze del Partito Democratico, intervenendo oggi al convegno organizzato dal Sindacato Italiano Autonomo dei Finanzieri.
“Il nostro sistema tributario – ha proseguito – è in crisi, è sempre più sbilanciato a danno del ceto medio, mentre l’evasione rimane elevatissima e i contribuenti più ricchi pagano, in proporzione, meno degli altri. Parallelamente, servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione soffrono di un cronico sottofinanziamento. Il risultato è che il ceto medio si sente sempre più schiacciato: paga tanto, riceve poco e vede crescere l’ingiustizia”.
Misiani ha sottolineato che “i piccoli aggiustamenti non bastano, serve una riforma coraggiosa, partendo dal contrasto all’evasione fiscale. Tra il 2016 e il 2021 il tax gap è sceso dal 21 al 15 per cento: segno che risultati concreti sono possibili, quando si fanno scelte coraggiose. I numeri bassissimi del concordato preventivo biennale dimostrano invece che la strategia seguita dal governo Meloni non funziona e va radicalmente cambiata, se vogliamo davvero alleggerire il carico sul lavoro, sterilizzando il fiscal drag, e premiare le imprese che investono, innovano e creano occupazione stabile. Un fisco equo – ha concluso – significa non solo tassazione giusta, ma anche servizi pubblici accessibili a tutti e senza disparità. È questa la strada per ricostruire fiducia tra cittadini e istituzioni e rafforzare la tenuta democratica del Paese”.


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