“La brusca fine del programma Transizione 5.0, decisa senza alcun preavviso, è l’ennesima conferma della gestione caotica e pasticciata delle politiche industriali da parte del governo Meloni. Transizione 5.0 era una misura condivisibile negli obiettivi, ma è stata scritta male e attuata peggio, con un carico di burocrazia che nelle fasi iniziali ha scoraggiato molte imprese che avrebbero potuto utilizzarla. Il suo sostanziale fallimento, nonostante l’accelerazione degli ultimi mesi, ha reso inevitabile lo spostamento delle risorse, come è avvenuto con l’ennesima rimodulazione del PNRR. Certo, le modalità con cui lo stop è avvenuto – letteralmente dalla sera alla mattina – lasciano sconcertati”. Lo dichiara Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria del Partito Democratico. “Questa vicenda si aggiunge ad altri nodi irrisolti: il tema dei costi dell’energia, grande assente della manovra, e la carenza di misure strutturali per sostenere gli investimenti innovativi. Hanno ragione gli imprenditori quando denunciano che non è possibile continuare a pagare in Italia l’energia quattro volte più cara che in Spagna e quando richiamano la necessità di un piano almeno triennale per rilanciare gli investimenti innovativi nell’industria. Serve una programmazione pluriennale e dotata di risorse ben più consistenti dei 4 miliardi stanziati dalla legge di bilancio, non certo i bonus a singhiozzo e gli incentivi annunciati e poi ritirati nel giro di pochi mesi che hanno segnato l’azione del governo di destra. Siamo molto lontani – conclude Misiani – da ciò che servirebbe davvero alle imprese italiane e lontanissimi dai proclami di Giorgia Meloni sulla presunta vicinanza del suo governo al mondo produttivo”.
Pubblicato il
in Comunicati Stampa, Industria, Commercio, Turismo, Stampa