“Il decreto fiscale approvato dal
Governo rappresenta l’ennesimo schiaffo alle imprese italiane.
Altro che politica industriale: siamo di fronte a un cambio delle
regole retroattivo che scarica sui bilanci delle aziende il costo
dell’improvvisazione dell’esecutivo. Il taglio drastico del
credito d’imposta previsto dal Piano Transizione 5.0 colpisce
imprese che hanno investito rispettando norme, tempi e procedure
stabilite dallo stesso Governo. Aziende che hanno fatto ciò che
la politica chiedeva loro: innovare, investire, crescere. E che
oggi si ritrovano con meno risorse e più incertezza. È difficile
immaginare un modo più efficace per minare la fiducia. Prima si
annunciano incentivi, poi si spingono le imprese a investire,
infine si cambiano le condizioni a posteriori. Una strategia
perfetta, se l’obiettivo è scoraggiare chi fa impresa in Italia.
Non solo: vengono penalizzati anche investimenti legati alla
transizione energetica, proprio mentre il costo dell’energia
continua a rappresentare uno dei principali fattori di debolezza
del nostro sistema produttivo. Un paradosso che dimostra tutta
l’assenza di visione di questo Governo. In un contesto
internazionale già segnato da tensioni e rischi di rallentamento
economico, servirebbero stabilità, credibilità e sostegno agli
investimenti. Arriva invece una misura che crea problemi di
liquidità e mette in difficoltà chi ha già fatto la propria
parte. Dopo le promesse e le rassicurazioni dei mesi scorsi, la
realtà è sotto gli occhi di tutti: ancora una volta il Governo ha
preso in giro le imprese e gli imprenditori italiani.
Ora il Parlamento ha il dovere di correggere rapidamente questo
errore. Ripristinare gli impegni assunti non è una concessione: è
il minimo indispensabile per restituire un briciolo di
credibilità alle istituzioni e non compromettere definitivamente
il rapporto di fiducia con il nostro tessuto produttivo”. Così in
una nota Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria
nazionale del Pd.


Ne Parlano