Antonio Misiani, responsabile economico del Pd. Voi avete criticato duramente la manovra di Meloni. Cosa cambiereste se al governo ci foste voi?
Dall`opposizione concentreremo i nostri emendamenti su tre punti chiave: lavoro e fisco; politiche industriali e costo dell`energia; servizi pubblici essenziali a partire dalla sanità.
Partiamo dal fisco. Il governo investe 3 miliardi per ridurre la seconda aliquota Irpef dal 35 al 33%. Voi cosa proponete?
Proponiamo di potenziare lo sgravio e di concentrare le risorse davvero sul ceto medio. Il governo ha partorito misure poco più che simboliche, per i redditi intermedi: per recuperare il peso dell`inflazione serve uno sforzo decisamente maggiore. Stiamo lavorando agli emendamenti con le altre forze di opposizione.
Con quali coperture?
Eliminando una parte dei sussidi ambientalmente dannosi, che in totale valgono 23 miliardi l`anno. Cancellando la rottamazione delle cartelle. Razionalizzando gli acquisti della pubblica amministrazione. Per fare una vera redistribuzione non basta togliere qualche bonus.
Anche Prodi ha lodato la decisione del sindaco di New York Mamdani di colpire i super ricchi. Perché voi non lo fate?
Per noi l`intervento sui super ricchi va fatto a livello almeno europeo, altrimenti c`è il rischio che i capitali si spostino vanificando ogni misura di equità. Tagliare i sussidi dannosi per ridurre le tasse sul lavoro è una operazione di giustizia sociale e ambientale, non un escamotage.
La Cgil ha proposto una patrimoniale sopra i 2 milioni per i 500mila contribuenti più ricchi. Perché non la sostenete?
La nostra priorità è presentare proposte comuni con le altre forze di opposizione, e il fisco è un tema decisivo. Sulla proposta di Landini non c`è consenso tra i nostri alleati, a partire dal M5S.
Stupito che Conte sia così contrario? Eppure finora vi faceva concorrenza da sinistra…
Quando lo scorso anno abbiamo discusso la proposta di patrimoniale di Oxfam, anche Conte sosteneva la necessità di una tassa a livello europeo. Dunque non mi stupisce.
Eppure il fisco è un tema prettamente nazionale.
Da tempo non è più così, la concorrenza fiscale è uno dei problemi chiave dell`Ue: le multinazionali si spostano dove ci sono condizioni più favorevoli e così si crea una corsa al ribasso per trattenere le imprese. E il peso delle tasse si scarica sul lavoro, indebolendo il welfare. L`equità non si può fare in un solo Paese. Per questo servono strumenti come la Global minimum tax, che, non a caso, è odiata dagli oligarchi della destra Usa. Nell`attesa le diseguaglianze crescono anche a livello nazionale. A livello nazionale serve una riforma fiscale coraggiosa, superando il fisco corporativo della destra, combattendo l`evasione, riducendo il carico su chi lavora e su chi investe, collegando la tassazione energetica alle emissioni di CO2. E poi servono politiche pre-distributive, dal salario minimo a un forte investimento su istruzione e sanità, fino a misure pro concorrenza.
Chi si aspetta dal centrosinistra una svolta alla Mamdani resterà ancora una volta deluso?
No. Il programma per le politiche avrà al centro la giustizia sociale. Meloni sta cercando di spostare l`attenzione sulla patrimoniale per non parlare dei gravi problemi del paese che il suo governo non risolve: il costo degli alimentari cresciuto del 25% in 4 anni, i salari reali calati dell`8%. Il nostro compito è inchiodare il governo alle sue responsabilità.
Avs presenterà in Senato emendamenti sulla patrimoniale, quella della Cgil e quella di Oxfam. Voi come vi regolerete?
Ne discuteremo con gli alleati, per evitare divisioni. Il M5S si concentrerà sugli extraprofitti per banche e società energetiche. Siamo sempre stati a favore. Bisogna però evitare che gli oneri si scarichino sui cittadini.
Con la Cgil è sceso il gelo dopo il vostro no alla patrimoniale? Sosterrete lo sciopero generale del 12 dicembre?
Con la Cgil c`è una piena condivisione nelle critiche alla manovra. Tutte le iniziative di mobilitazione per cambiarla sono positive, compresa quella della Uil il 29 novembre. Anche Confindustria è molto negativa sulla gestione assurda di Transizione 5.0 e sull`assenza di misure per abbassare il costo dell`energia. Le critiche arrivano da ogni parte. Il governo dovrebbe ascoltare e cambiare strada.
Meloni dice che senza i 40 miliardi del superbonus avrebbe fatto una «manovrona».
È una fake news. I costi del superbonus sono già stati contabilizzati sul deficit degli anni passati e non incidono su quello del 2026. Meloni poteva fare una manovra diversa se avesse avuto il coraggio di toccare interessi come quelli delle società energetiche. Ridurre il costo dell`energia sarebbe praticamente a costo zero, ma non lo fanno perché l`agenda di questo governo è condizionata dagli interessi dei giganti dell`energia.


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