Il decreto-carburanti è solo una «misura tampone», il governo spagnolo ha stanziato dieci volte più risorse di quello italiano per contrastare il caro-petrolio e la verità è che la voce di Giorgia Meloni è «inesistente» di fronte alla guerra scatenata da Donald Trump.
Antonio Misiani, senatore Pd e responsabile economica del partito, critica le misure varate dall`esecutivo e boccia la politica economia di Giorgia Meloni: il deficit al 3,1%, afferma, è «una beffa», perché lascia il Paese in «procedura di infrazione», nonostante i sacrifici imposti agli italiani.
Però, intanto, hanno prorogato le misure per il caro benzina. Non è una buona notizia?
«Piuttosto che niente, meglio piuttosto. Ma la proroga è una misura tampone, siamo molto distanti sia da quanto stanno facendo altri Paesi, sia da quanto servirebbe agli italiani. Il 20 marzo la Spagna ha varato un decreto da 5 miliardi di euro, quello del governo Meloni vale 10 volte meno. Serve di più. Il decreto Bollette in approvazione prevede un contributo straordinario di 115 euro per le famiglie vulnerabili: va almeno raddoppiato. Poi, bisogna mettere in campo strumenti per le Pmi, che rischiano di rimanere schiacciate dall`aumento dei costi dell`energia. Dopodiché, è chiaro che dipende tutto dalla durata del conflitto…».
Non basta il viaggio della premier nei Paesi del Golfo per tamponare il caro energia?
«La sicurezza degli approvvigionamenti è cruciale per un Paese come l`Italia che importa l`80% dell`energia che consuma. Ma il punto è che sarebbe il momento di dire a Trump e Netanyahu di porre fine alle ostilità. Questa guerra non è solo contro il diritto internazionale, è contro gli interessi europei e italiani. La voce del nostro governo, però, è flebile, inesistente, mentre Meloni dovrebbe scegliere una volta per tutte l`Europa, l`idea di far da ponte tra le due sponde dell`Atlantico è tramontata da tempo. Aspettiamo la premier in Parlamento: la guerra e la crisi energetica sono un problema enorme per l`Italia, dobbiamo occuparci di questo, non certo della legge elettorale».
L`Istat dice che il deficit è in calo, ma resta sopra al 3%.
«Speriamo fino all`ultimo che si vada sotto al 3, anche se è difficile. Gli italiani hanno fatto enormi sacrifici per il risanamento dei conti pubblici. A Giorgetti vorremmo ricordare che il deficit è calato ma a carissimo prezzo: la pressione fiscale è salita al livello più alto degli ultimi 11 anni, con un governo che prometteva di ridurla. E, nel frattempo, le spese per la sanità e i servizi essenziali sono scese ai minimi termini e la crescita si è quasi fermata. Insomma, la conferma del 3,1% sarebbe una beffa: vorrebbe dire che abbiamo tirato la cinghia, ma senza ottenere la fine della procedura di infrazione…».
Ma considerando la situazione complessiva non ha ragione Giorgetti a parlare di deroga al Patto di stabilità?
«L`Italia è in condizione oggettivamente difficile ed è chiaro che, se la guerra prosegue e la crisi energetica si aggrava ulteriormente, sarà necessario un passo a livello europeo: la sospensione del Patto di stabilità e crescita e un intervento coordinato a livello Ue per affrontare la crisi con misure dell`entità necessaria».
Con questa situazione economica pensa che la premier possa tentare la carta del voto anticipato per non fare una manovra dolorosa?
«Il governo è in stato comatoso, ha preso una botta micidiale al referendum e non riesce a rialzarsi. Ma non so se Meloni accelererà le elezioni, ha bisogno di tentare di cambiare la legge elettorale per provare a vincere. Andreotti diceva: “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Ma qui è l`Italia a rischiare di tirare le cuoia. Siamo fanalino di coda nel G20 per la crescita, i dati economici sono deprimenti e smentiscono la propaganda della destra. La verità è che il bilancio di questi anni di governo è sconfortante. Pur avendo avuto 200 miliardi di risorse del Pnrr, il Paese con Meloni si è fermato».