“Il vertice europeo di ieri si chiude con
una chiara sconfitta politica per il governo MELONI. La proposta
italiana di bloccare o ridimensionare il sistema ETS non ha
trovato alcuno spazio nell’agenda dei 27. I leader europei hanno
anzi ribadito che l’ETS è un pilastro della sicurezza energetica
e dell’indipendenza strategica del continente, una posizione agli
antipodi di quanto il governo italiano ha sostenuto nelle ultime
settimane”. Così in una nota Antonio Misiani, responsabile
economia nella segreteria nazionale del Partito democratico.
“Addossare all’ETS la responsabilità dei costi energetici
elevati – prosegue – è un abbaglio politico oltre che analitico.
Il mercato delle quote di emissione non genera i rincari in
bolletta: da due decenni abbatte le emissioni, canalizza capitali
verso le energie pulite e allontana l’Europa dalla dipendenza dai
fossili. Smontarlo vuol dire penalizzare chi ha già investito e
riorganizzato i propri modelli di produzione e puntato sulla
transizione. Vuol dire erodere quella stabilità regolatoria –
sottolinea il SENATORE dem – senza la quale gli investimenti
nelle rinnovabili non decollano. Il Consiglio ha confermato la
revisione dell’ETS già programmata per luglio 2026, volta ad
attenuare la volatilità del prezzo del carbonio mantenendone
intatta la funzione. Von der Leyen ha inoltre annunciato 30
miliardi attraverso l’ETS investment boost a sostegno della
decarbonizzazione industriale. L’Europa corregge e potenzia lo
strumento, non lo archivia. Un approccio pragmatico e convincente
per adeguare il meccanismo alle condizioni e alle criticità
dell’industria europea. Vi è poi una responsabilità tutta
italiana – evidenzia – che questo governo si ostina a non
riconoscere: il nostro Paese ha destinato appena il 9% degli
introiti ETS a misure davvero coerenti con la transizione. Il
problema non sta nel meccanismo europeo, ma nel modo in cui i
governi italiani, e questo più di ogni altro, hanno utilizzato
poco e male quelle entrate. Nel 2025 gli incassi da ETS hanno
toccato quasi i 4 miliardi di euro. Se venissero impiegati
integralmente per i loro scopi propri – conclude – si potrebbe
spingere la decarbonizzazione, finanziare piani seri di
efficienza energetica negli edifici e ridurre in modo duraturo le
bollette di famiglie e imprese. La transizione verso le
rinnovabili rimane l’unica risposta solida all’instabilità dei
prezzi fossili e alla dipendenza dal gas. Il governo MELONI ha
imboccato un’altra direzione, scegliendo di far ricadere i costi
sui cittadini e di tutelare un sistema energetico che il resto
d’Europa sta superando”.


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