“I numeri veri raccontano un’Italia molto diversa da quella descritta da Giorgia Meloni.
Il nostro Paese si sta deindustrializzando, cresce alla metà della media europea e, senza il PNRR, sarebbe già in recessione.
L’occupazione aumenta, ma i nuovi posti di lavoro riguardano quasi esclusivamente gli over 50.
Per i giovani, invece, i livelli occupazionali sono fermi o addirittura in calo.
I salari italiani restano i più bassi d’Europa e non hanno recuperato il potere d’acquisto eroso dall’inflazione del biennio 2022-2023.
Certo, il deficit è sceso, ma a che prezzo?
La pressione fiscale nel 2025 toccherà il 42,8% del PIL, record dal 2015, aggravata dal fiscal drag che colpisce in pieno il ceto medio.
Al contrario, la spesa per sanità e istruzione pubblica resta ai minimi storici.
Di fronte a tutto questo, il governo si limita a vantare il calo dello spread e il miglioramento del rating.
È vero, ma sarebbe ora che Meloni e Giorgetti si preoccupassero dell’unico rating che conta davvero: la condizione reale delle famiglie e delle imprese italiane.
Il nuovo Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), che ha sostituito la vecchia Nadef, delinea una manovra di pura austerità.
Una manovra senz’anima, scritta più dalla Ragioneria che da un governo politico.
Nessuna visione industriale, nessuna strategia per il lavoro, nessuna misura significativa per il potere d’acquisto delle famiglie – solo un mini-taglio dell’Irpef per il secondo scaglione.
Si lesinano fondi su sanità, scuola, casa e trasporto pubblico, mentre milioni di cittadini rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono infinite e non possono permettersi la sanità privata.
Quanto alle promesse sulle pensioni, la rottamazione delle cartelle e la tassazione degli extra profitti delle banche, sono ridotte ai minimi termini, bandierine elettorali.
Si andrà in pensione tre mesi dopo, salvo una piccola minoranza.
Rottamazione mini (ma questo è un bene).
L’unica vera novità è un aumento senza precedenti delle spese militari: oltre 22 miliardi di euro nel triennio 2026-2028.
In un Paese che ha smesso di crescere e dove la povertà tocca livelli record, questa politica è semplicemente sbagliata.
Serve un piano per restituire potere d’acquisto a chi lavora – con il salario minimo, l’equo compenso, la riduzione della precarietà e la restituzione del fiscal drag. Serve aiutare i comuni, servono politiche industriali che riaccendano la crescita, taglino il costo dell’energia e semplifichino la burocrazia.
Servono investimenti nei servizi pubblici essenziali, a partire dalla sanità”. Così il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd nel suo intervento in discussione generale sul Dpfp.


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