Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, il ministro Giorgetti parla apertamente della possibilità di uno scostamento di bilancio per finanziare l`aumento della spesa militare. «I nodi stanno venendo al pettine. A causa del pessimo accordo firmato da Giorgia Meloni in sede Nato, solo per compiacere Donald Trump. Un accordo molto oneroso nel breve periodo, insostenibile nel medio e lungo».
Insostenibile?
«Parliamo di un aumento enorme delle spese per la difesa, già nell`immediato: 3 miliardi e mezzo quest`anno, per salire a 12 miliardi nel 2028. Per capirci, è il quadruplo di quanto appena stanziato in manovra per la misura più importante, cioè il taglio dell`Irpef. Di fatto, l`aumento delle spese militari è l`unica vera scelta di bilancio fatta dal governo per i prossimi anni, con buona pace di sanità, scuola e lavoro».
Quindi, se mai dovesse arrivare in Parlamento la proposta di scostamento di bilancio per le spese militari, il Pd voterà contro?
«Non c`è ancora nulla di concreto, se arriverà valuteremo, ma emergono già divisioni dentro la maggioranza. Personalmente sono per votare no a uno scostamento legato a un accordo Nato che abbiamo contrastato tutti con forza nel Pd. La spesa crescerà per comprare armi americane, mentre un progetto di difesa europea sarebbe molto più efficace e molto meno costoso».
Giorgetti ha precisato che ogni decisione verrà presa dopo i dati di marzo sul deficit, che dovrebbe scendere sotto il fatidico 3% nel rapporto col Pil. Un risultato positivo, no?
«L`uscita dalla procedura europea per deficit eccessivo è senza dubbio positiva, però dobbiamo chiederci a che prezzo raggiungiamo questo risultato. Abbiamo la pressione fiscale più alta degli ultimi dieci anni e continua ad aumentare. Le spese pubbliche per sanità e scuola sono ai minimi, le condizioni di vita degli italiani non sono migliorate, la nostra economia è ferma».
Ma i dati Istat, sbandierati dal governo, dicono che la disoccupazione cala.
«Sì, ma lo fa in uno scenario di stagnazione economica e di bassi salari. Poi i dati vanno letti bene: l`occupazione aumenta solo tra gli over 50, la percentuale di crescita più alta è nella fascia tra i 65 e gli 89 anni. Sono nonni che dovrebbero stare a casa con i nipotini; invece, sono costretti a continuare a lavorare, perché non hanno maturato i requisiti per la pensione o hanno pensioni troppo basse».
E tra qualche mese si esaurirà anche la spinta del Pnrr.
«Senza il Pnrr l`Italia sarebbe da tempo in recessione, la nostra economia galleggia solo grazie agli investimenti del piano europeo. La fine di quei fondi per noi è una spada di Damocle, perché il governo ha dimostrato di non avere la più pallida idea di cosa fare dopo per rilanciare la crescita».


Ne Parlano