Senatore Misiani, siamo di fronte a una nuova impennata del prezzo dei carburanti. Che fare nell`immediato?
Riattivare subito le accise mobili. È un meccanismo previsto dalla legge e perfezionato dallo stesso governo Meloni con il decreto carburanti del 2023. Poi serve un intervento mirato su alcuni settori, a partire dall`autotrasporto, e misure selettive per le famiglie a basso reddito.
Il taglio delle accise è tuttavia una misura regressiva che finisce per favorire i ricchi… Oltretutto le accise mobili, visto che l`extragettito Iva è quello che è, hanno un effetto molto limitato.
Le critiche sulla natura regressiva del taglio delle accise sono fondate, ma il meccanismo delle accise mobili di fatto è una partita di giro: quando i prezzi salgono lo Stato incassa più Iva, e quell`extragettito va restituito agli automobilisti abbassando l`accisa. L`impatto è limitato ma è una scelta di giustizia fiscale.
Dove ha sbagliato il governo secondo voi? Anche nel Cdm di ieri non è stato possibile varare alcuna misura.
Per tre anni ha preso sotto gamba (per essere generosi) la transizione verde e poi, di fronte alla crisi di Hormuz, ha navigato a vista: tagli di poche settimane, decisi sotto la pressione dell`emergenza e puntando sulla fine in tempi brevi della guerra. Purtroppo questa scommessa è fallita: oggi i prezzi sono ai massimi e l`esecutivo è di nuovo in braghe di tela. Ieri Giorgetti ha detto «lo valuteremo»: non è una politica energetica, è un rinvio.
Il governo ha deciso di attivare la flessibilità europea per l`energia e la difesa. Si tratta di circa 14 miliardi non utilizzabili per le accise. Come andrebbero investiti?
Bruxelles è stata chiara: quelle risorse non possono finanziare sussidi ai combustibili fossili, devono servire per accelerare la transizione verde. È una scelta assolutamente condivisibile: l`Italia è il Paese più colpito dalla crisi energetica perché è quello più dipendente da gas e petrolio, che hanno un peso sui nostri consumi nettamente superiore alla media europea. Al governo chiediamo di utilizzare i 14 miliardi per finanziare un pacchetto di misure per accelerare la decarbonizzazione della nostra economia. Efficienza energetica degli immobili e delle imprese. Elettrificazione dei trasporti. Reti e accumuli. Le scelte che servono per abbassare le emissioni, tagliare strutturalmente le bollette e ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.
A breve si voterà in Parlamento la risoluzione per il mandato al governo a trattare con la Ue. È possibile un voto bipartisan?
Decideremo sul merito del testo, insieme alle altre opposizioni. Usare spazi di flessibilità per la transizione verde ha senso. Siamo invece contrari a fare deficit aggiuntivo per raggiungere l`obiettivo sbagliato e irrealistico del 5% del Pil in armi. Se il governo porterà al voto una risoluzione unica su energia e difesa difficilmente potremo votarla. Noi siamo per la difesa europea. Il riarmo su base nazionale è un errore.
Quali sono più in generale le proposte del Pd sull`energia?
Dobbiamo lavorare su più fronti. La via maestra per tagliare le bollette è cambiare il mix energetico aumentando rapidamente il peso delle rinnovabili. La semplificazione dell`iter amministrativo è un fattore decisivo: noi proponiamo di costituire una unità di missione Stato-regioni per tagliare le tempistiche e di rafforzare gli incentivi per i territori interessati. La diffusione dei contratti di acquisto di lungo periodo e dei contratti per differenza e il potenziamento del ruolo di acquirente unico possono aiutare molto. Per la transizione energetica sono necessari massicci investimenti su reti e accumuli e una fiscalità più favorevole per l`elettricità. Abbiamo bisogno, infine, di incentivi stabili e mirati per ridurre i consumi di energia delle famiglie e delle imprese e di un piano di decarbonizzazione dell`industria energivora, destinando a questo scopo i proventi delle aste Ets che oggi, purtroppo, finiscono in gran parte nel calderone del bilancio pubblico.