Antonio Misiani, nel corso della giornata le agenzie hanno battuto una dietro l`altra le dichiarazioni di diversi esponenti del Pd che stigmatizzavano l`ennesimo aumento della benzina, e la mancanza di soluzioni da parte del governo. Lei è il responsabile Economia e Finanze del partito: perché questo tema è così tanto importante in questo momento?
«Perché è sconcertante che, mentre gli italiani sono costretti a pagare di tasca propria le conseguenze della crisi energetica, e il Paese attraversa una fase così difficile, la maggioranza e il governo siano ossessionati esclusivamente dalla legge elettorale, e il loro unico problema sia quello di rimanere al potere, in vista delle prossime elezioni. C`è un abisso tra la situazione del Paese reale, e Giorgia Meloni asserragliata a Palazzo Chigi, e noi lo vogliamo denunciare con grande forza».
I continui aumenti della benzina dipendono però da fattori quasi esclusivamente esterni, è una questione difficile da risolvere. Se il Pd fosse al governo, che provvedimenti adotterebbe?
«C`è un primo punto che riguarda l`emergenza carburanti: noi chiediamo al governo di proseguire sulla sterilizzazione dell`extragettito dell`Iva su benzina e gasolio per frenare l`aumento dei prezzi alla pompa».
E guardando oltre l`emergenza?
«Serve la messa a terra di misure strutturali. Il governo Meloni ha salutato con soddisfazione la flessibilità di bilancio concessa dalla Commissione europea per affrontare la crisi energetica, ma da allora sono passate alcune settimane, e nessuno sa come Palazzo Chigi abbia intenzione di spendere questi 14 miliardi di euro. È tempo che mettano le carte in tavola, presentino un piano e ci dicano cosa vogliono fare».
Le vostre priorità?
«Gli investimenti per accelerare la transizione verde: rinnovabili, reti, accumuli, efficienza energetica. Tutti interventi utili a ridurre non solo le emissioni ma anche i costi dell`energia. Anche perché il peggio sulle bollette deve ancora arrivare».
Ce lo ricorda oggi anche il Bollettino della Banca d`Italia.
«Ce lo ricordano tutti: adesso stiamo ancora utilizzando le riserve, ma intanto il prezzo del gas è quasi raddoppiato rispetto all`inizio della guerra. L`Italia è il Paese più esposto in Europa perché non ha ridotto la dipendenza dai combustibili fossili: siamo al 75%, contro una media Ue del 58%».
Il piano Ue per l`elettrificazione, presentato insieme alla riforma dell`Ets, prevede che le tasse sulle bollette elettriche non siano superiori a quelle del gas.
«È un principio sacrosanto. Come lo è quello dell`utilizzazione dei proventi dell`Ets per la decarbonizzazione. Finora l`Italia ha impiegato per questo scopo solo il 9%, quasi tutti i 4 miliardi incassati nel 2025 sono finiti nel calderone del bilancio dello Stato. E invece vanno spesi per la conversione ecologica dell`economia, , per abbattere le emissioni di CO2 e aiutare le famiglie e le imprese a ridurre i consumi e i costi delle bollette».


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