“Le risposte del ministro Urso al Question time della Camera sono state assolutamente deludenti. È la conferma che il governo Meloni non ha una politica industriale e sta assistendo inerte alla deindustrializzazione del Paese, proprio nei due settori strategici dell’automotive e della siderurgia”. Lo dichiara Antonio Misiani, responsabile economico del Partito Democratico.“Sull’automotive – prosegue – i numeri parlano chiaro: il disimpegno di Stellantis dall’Italia è certificato dalle statistiche della produzione, che nel 2024 è crollata al minimo dal 1956 e nel primo semestre del 2025 è ulteriormente diminuita del 27 per cento, con tutti gli stabilimenti in negativo. Dopo le promesse del ‘Piano Italia’, la realtà è stata un aumento degli ammortizzatori sociali (che coinvolgono ormai quasi due terzi dei lavoratori) e un calo produttivo ben superiore a quello delle vendite. Gli stabilimenti italiani hanno visto la produzione ridursi o spostarsi altrove, mentre gli investimenti per la ricerca e lo sviluppo in dieci anni si sono ridotti di due terzi. Il progetto di Gigafactory di Termoli di fatto è su un binario morto. Tutti questi fatti confermano l’inesorabile ridimensionamento del peso dell’Italia nelle strategie del gruppo. Il governo, dal canto suo, ha tagliato drasticamente il fondo automotive ereditato dal governo Draghi, non ha affrontato il nodo decisivo dei costi energetici, ha annunciato l’arrivo di un secondo produttore che non si è mai materializzato e continua a limitarsi a promesse prive di seguito. È la fotografia plastica di un esecutivo che ha chiuso di fatto il tavolo automotive e continua ad accettare le rassicurazioni di Stellantis, mentre dovrebbe invece pretendere dall’azienda un piano industriale vero, che riporti in Italia nuovi modelli mass-market, mettendo in campo parallelamente una strategia per attrarre nuovi investitori, come hanno fatto altri Paesi europei, utilizzando gli impianti in via di dismissione.”“Non meno grave – aggiunge Misiani – è la situazione della siderurgia. La gara per la ex ILVA si è rivelata un fallimento: dieci offerte presentate, solo due relative al complesso aziendale e per di più da fondi privi di esperienza nel settore. Intanto Taranto affonda, lo stabilimento è a pezzi, la cassa integrazione riguarda fino a 4.500 lavoratori e il futuro è sempre più incerto. Di fronte al rischio di un disastro industriale, occupazionale e ambientale, l’unica strada è che lo Stato si assuma le proprie responsabilità, costituendo un vero soggetto industriale pubblico in grado di garantire bonifica, decarbonizzazione e rilancio produttivo. Continuare a rinviare equivale a condannare il Paese a perdere un asset fondamentale”.“Il Paese – conclude Misiani – non può permettersi di perdere automotive e siderurgia. La destra al governo, purtroppo, ci sta portando esattamente in questa direzione. Noi continueremo a sostenere, insieme ai sindacati e ai lavoratori, la necessità di una vera politica industriale che tuteli occupazione, produzione e ambiente”.
Pubblicato il
in Comunicati Stampa, Industria, Commercio, Turismo, Stampa