“Giorgia MELONI oggi ha proclamato che il
suo GOVERNO proseguirà ad abbassare le tasse. Ma basterebbe
leggere i dati ufficiali pubblicati poco tempo fa dal suo stesso
esecutivo nell’ultimo Documento di finanza pubblica per capire
quanto la realtà è distante dalla propaganda: nel 2025 la
pressione fiscale toccherà il 42,7 per cento del PIL, il livello
più alto dal 2020. Rispetto al 2022, l’aumento è di un punto di
PIL. Di fatto, i contribuenti italiani quest’anno verseranno 22
miliardi di tasse in più rispetto a quanto sarebbe avvenuto se la
pressione fiscale fosse rimasta la stessa di tre anni fa, prima
dell’avvento del GOVERNO MELONI. Una buona parte di questo
incremento deriva dal gettito aggiuntivo causato dal ‘fiscal
drag’, l’appesantimento dell’imposta sulle persone fisiche che si
si verifica quando i redditi crescono per effetto dell’inflazione
ma gli scaglioni Irpef restano fermi. Questo aumento ha più che
annullato il taglio del cuneo, caricando di tasse soprattutto
quel ceto medio tanto caro (a chiacchiere) alla premier. MELONI
dovrebbe iniziare da qui: restituire ai contribuenti le risorse
che lo Stato ha silenziosamente incamerato in questi anni per
effetto del ‘fiscal drag’ e indicizzare gli scaglioni Irpef
all’inflazione, come accade in buona parte delle economie
avanzate. Delle favole gli italiani non sanno che farsene”. Così
il senatore Antonio Misiani, responsabile Economia del PD.