«Questa legge di bilancio arriva in una fase difficile per il Paese, ma non offre una prospettiva. I conti tengono, lo spread scende, il rating migliora, ma l’Italia resta socialmente ed economicamente fragile».
Lo afferma Antonio Misiani, intervenendo in Senato nel dibattito sulla manovra. «La crescita è ferma allo zero virgola, la produzione industriale è in calo da anni, filiere strategiche come automotive e siderurgia sono in crisi. Senza il PNRR saremmo già in recessione. Intanto l’occupazione cresce ma solo tra gli over 50, i salari reali non recuperano e la povertà, anche lavorativa, è ai massimi».
«La manovra è in grado di far ripartire il Paese? La risposta è no, perché quella che discutiamo è una manovra debole, difensiva, pensata più per rassicurare mercati e agenzie di rating che per affrontare i nodi strutturali del Paese. Non è una manovra di svolta, ma di attesa», prosegue Misiani, criticando anche «l’aumento della spesa militare su base nazionale, che sottrae risorse a sanità, scuola e investimenti».
Dura la valutazione sulla previdenza: «Il Governo ha tentato di fare cassa sulle pensioni ed è finito diviso e delegittimato. Non è solo un problema di merito, ma di credibilità: le pensioni sono parte del patto sociale».
«Manca una vera politica industriale, una strategia sull’energia – la parola stessa non compare nel testo – manca una visione sul dopo-PNRR e una risposta strutturale alla questione salariale», conclude Misiani. «La stabilità dei conti è necessaria, ma non sufficiente. Senza crescita di qualità e coesione sociale, resta un guscio vuoto. L’Italia ha bisogno di scelte politiche, non solo contabili».