“Sono costretto a intervenire per un fatto personale anche se, come dirò, personale non è. Giovedì scorso è accaduto in quest’Aula un fatto senza precedenti che attiene alla libertà di espressione, all’uso delle parole, alla rappresentanza delle istituzioni. Mentre eravamo impegnati in una difficile e coinvolgente discussione sulla guerra in Iran, il Presidente La Russa, secondo il video che sta circolando, mi ha rivolto un epiteto che dire offensivo è poco. Ho letto un’agenzia in cui si dice che il presidente La Russa mi ha chiamato per le scuse, ho dovuto staccare il telefono perché ho ricevuto chiamate da mezzo mondo, il primo che mi ha contattato è stato mio figlio, il quale mi ha inviato il video. Stasera mi troverò nell’imbarazzo di spiegargli cosa significa che il presidente di questa istituzione mi abbia insultato. Il tema non sono le scuse personali, ma come veniamo rappresentati, il linguaggio che utilizziamo da rappresentanti delle istituzioni, non solo quando i microfoni sono accesi ma ancor di più quando sono spenti”. Lo ha detto in Aula il senatore Antonio Nicita, vicepresidente del gruppo del Pd. “Un linguaggio – ha proseguito Nicita – che dovrebbe sempre rispettare la dignità della persona e delle istituzioni, anche di fronte all’animosità del dibattito e dello scontro politico. Noi dobbiamo essere esemplari e dovremmo rispettarci. Le scuse si dovrebbero perciò a ciascun senatore e a ciascuna persona, per il ruolo che ricopriamo, nel rispetto del Paese. Non rappresentiamo solo le nostre opinioni ma anche chi ci ha conferito il mandato e che va rispettato sempre anche quando i microfoni sono spenti”.


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