Una legge per contrastare e bloccare la dipendenza dagli algoritmi dei social network. È quanto propongono i senatori del Pd Antonio Nicita e Lorenzo Basso. L`idea da cui parte l`iniziativa è che siano gli algoritmi a decidere cosa mostrarci ogni volta che apriamo un social. E questo non avviene a caso ma per tenere gli utenti incollati allo schermo il più a lungo possibile per massimizzare i guadagni pubblicitari. Il disegno di legge, che verrà presentato oggi al Senato, parte da qui e afferma un principio nuovo: le piattaforme sono responsabili delle architetture con cui distribuiscono i contenuti. Il modo in cui sono costruiti gli algoritmi non è un dettaglio tecnico ma è una scelta aziendale precisa con conseguenze sulla salute delle persone.
Senatore Nicita quale è l`obiettivo di questa proposta?
«L`obiettivo generale è quello di fare una legge che, anziché guardare al tema dei contenuti, come spesso è accaduto, si occupi invece del disegno algoritmico delle piattaforme online e anche delle interfacce degli utenti per quelli che sono i chatbot di intelligenza artificiale. Quindi una legge che propone di regolamentare proprio gli algoritmi, come vengono disegnati e come vengono utilizzati. Questo è un punto importante perché mentre sui contenuti c`è una regolazione europea, sulla responsabilità delle piattaforme per gli algoritmi c`è invece una impostazione comune ma si lascia poi agli stati membri la decisione su come agire».
Come funzionerebbe la legge se venisse approvata?
«Noi individuiamo tre questioni. La prima è quella un po` più nota, che adesso sta emergendo nel mondo, e che si chiama dipendenza algoritmica, cioè l`addiction, nel senso che soprattutto per i più giovani il modo in cui alcuni social sono fatti serve proprio a mantenere alta l`attenzione>
A cosa si riferisce di preciso?
«Penso alle pratiche di scorrimento veloce, all`autoplay, alle notifiche fatte in un certo modo. Anche dai documenti interni emersi in queste recenti sentenze americane si vede che sono proprio finalizzate ad aumentare l`attenzione delle persone, soprattutto dei più giovani, a portarli su certi contenuti e a generare dei casi di dipendenza, anche da un punto di vista di salute. Quindi noi diciamo che questo tipo di pratiche algoritmiche, finalizzate espressamente ad aumentare la dipendenza, sono pratiche ad alto rischio e vanno vietate».
Chi dovrebbe accertare le violazioni?
«Noi intanto definiamo oltre a questa dipendenza algoritmica, altre due pratiche. Una è l`influenza algoritmica, cioè l`idea di selezionare e profilare gli utenti senza il loro consenso, al fine di generare un meccanismo di influenza dei contenuti. E il terzo fenomeno è la manipolazione algoritmica selettiva. Tanto per intenderci quella di Musk che in modo arbitrario spinge alcuni contenuti a danno di altri».
In pratica poi come funzionerebbe la legge?
«Per ognuna di queste tre fattispecie, l`Autorità per le garanzie nelle comunicazioni definisce delle linee guida. Se vengono violate si potrà essere sanzionati».
Sarebbe quindi l`Autorità a sanzionare?
«Sì, perché l`Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è tra l`altro il soggetto che è stato delegato dalla Commissione europea a far rispettare questo tipo di regolamentazione digitale. Noi poi
introduciamo anche un principio di responsabilità per i danni. In sostanza laddove ci siano dei soggetti che hanno subito dei danni possono ricorrere al tribunale e in quel caso la piattaforma deve dimostrare, per non essere ritenuta responsabile, che ha rispettato queste queste linee guida».
Le sanzioni a quanto potrebbero arrivare?
«Noi fissiamo fino al 2% del fatturato o fino a 20 milioni per i casi di violazioni di dipendenza algoritmica».
Pensa che sia possibile colpire i grandi colossi come Facebook e X, l`ex Twitter?
«Sì, possono sicuramente essere sanzionati, come già succede per tante altre pratiche».
Ha sondato se c`è un consenso anche nelle altre forze politiche?
«Ma guardi, per adesso il dibattito è più che altro sul tema complementare a questo, ma diverso da quello che affrontiamo noi. Mi riferisco all`ipotesi di vietare l`utilizzo dei social ai minori. Su questo c`è un consenso abbastanza diffuso. Ma noi abbiamo comunque un sacco di adolescenti che i social li stanno già utilizzando. Quindi lo scopo è cercare di migliorare la nostra interazione con le piattaforme andando a regolamentare come sono fatti gli algoritmi. È un tema importante perché noi fino ad oggi, fino a qualche tempo fa per la verità, siamo stati abbastanza convinti che il modo in cui funzionasse questo algoritmo fosse neutrale. Invece non è vero, perché le piattaforme scelgono le cose che creano più rabbia o più interazione. Però per adesso non abbiamo ancora parlato con le altre forze politiche. Noi il disegno di legge lo presentiamo, vedremo poi come si svilupperà il dibattito».


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