Caro Direttore,
le critiche di Della Seta mi permettono di chiarire alcune cose. Intanto fa piacere che si riconosca con forza l`importanza e l`urgenza di affrontare il problema serio dell`antisemitismo. Un fenomeno in crescita esponenziale che non riguarda una minoranza ma la qualità stessa della democrazia. Quando una persona è costretta a nascondere la propria identità, la propria religione e le proprie idee per paura di essere insultata o emarginata come successo a tanti italiani di origine ebraica in questi anni il problema va contrastato con il massimo rigore. Almeno su questo siamo d`accordo e auspico un lavoro comune del parlamento che è la sede giusta per affrontare questo problema. Poi però viene sostenuto che con l`utilizzo della definizione della Ihra io spalancherei la porta della censura alle critiche contro il governo criminale di Netanyahu. La definizione di antisemitismo è da noi usata perché assunta dal Parlamento Europeo nel 2017 e dal governo Conte nel 2020: peraltro non le diamo forza di legge, a differenza degli altri progetti, proprio perché molto discussa sia da chi la giudica debole e da chi la giudica eccessiva. È però la definizione che la Repubblica Italiana sta utilizzando nelle strategie contro l`antisemitismo. Non introduciamo nulla di nuovo. Se si è potuto criticare Israele e se voci autonome come quelle citate di Foa o Lerner si sono levate liberamente (anche modestamente la mia nella aula del Senato più volte) lo si potrà continuare a fare legittimamente. Sinceramente dovremmo guardare alla luna, l`antisemitismo, e non al dito cioè alla definizione. E parlando della luna Della Seta dice: «diversamente dalla proposta di Gasparri il disegno di legge Delrio non punisce con la galera chi scrive o dice parole ma in parte fa di peggio: …delega il governo a varare uno o più decreti legislativi con prescrizioni all`Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom)». Qui proprio non si capisce come la galera possa essere ritenuta meglio rispetto alla rimozione o segnalazione di una foto o di un video on line. Sono sicuro che non sfugge la differenza tra libertà di espressione e hate speech/incitamento all`odio. Quest`ultimo è già illegittimo, in particolare, quando riguarda contenuti antisemiti sia nel nostro ordinamento che in tutta Europa. Semplicemente il disegno di legge dettaglia meglio i doveri delle piattaforme on line e i diritti degli utenti, per rafforzare gli strumenti di contrasto previsti nella Strategia nazionale, vista la diffusione enorme di contenuti antisemiti. Come ha ricordato la Commissione Segre «gran parte dell`antisemitismo si è spostato sul web, dove appare meno visibile, ma è più capace di entrare nel linguaggio dominante, inserendosi nella quotidianità e normalizzando il linguaggio d`odio». Certo questo intervento legislativo garantisce un intervento tempestivo su un fenomeno illegale non una censura di opinioni. Il secondo aspetto di cui si occupa il nostro progetto di legge riguarda la scuola e l`università. Non si introduce affatto, come sostenuto, un controllore delle opinioni, anzi. Le figure previste sono deputate a aiutare le azioni previste dalla Strategia nazionale contro l`antisemitismo già in vigore. A conferma di ciò si dice all`articolo 3 che vogliamo la tutela e la «promozione dell`esercizio della libertà della ricerca e di insegnamento in ambito universitario», ossia una libertà garantita dalla Costituzione. La scienza non può diventare un passaporto o essere giudicata dalla nazionalità, ma creare comunicazione e incontro fra diversi. Un investimento per garantire che le Università siano il tempio del confronto e del dialogo e non della censura. Quindi ciò che «suona illegittimo» sono le forme di ostracismo che subiscono i professori universitari che vogliono confrontarsi: lezioni interrotte, interventi sabotati o disertati, inviti ritirati. L`antisemitismo, come tutte le discriminazioni razziali, è un attacco all`edificio democratico perché colpisce l`idea che ogni essere umano, indipendentemente dalla sua origine e religione, abbia diritto alla dignità e alla libera espressione della propria identità. Va combattuto presto e insieme. Nessuno vuole censurare le critiche e le opinioni più che legittime contro le politiche inaccettabili del governo israeliano, critiche che si sono levate libere dalle piazze di Israele e di tutto il mondo.