“Questo è un intervento di modifica costituzionale che può essere semplicemente denominato come un attacco tracotante al potere giudiziario e corrisponde a una concezione malata della democrazia, cioè l’idea che chi vince le elezioni non acquista soltanto il diritto di governare, ma di spadroneggiare, ignorando i limiti imposti dalla Costituzione. Siamo di fronte a un tradimento della Carta perché si cambia il rapporto tra potere politico e quello giudiziario. Un governo che rappresenta appena il 27% dei cittadini italiani, questa è la percentuale di chi l’ha votato, non ha il diritto di cambiare i principi che appartengono a tutti e che sono scritti nella nostra Costituzione. Questa riforma che non risolve nessuno dei problemi della giustizia italiana e per questo la sua inutilità viene aggravata dalla sua pericolosità”. Lo ha dichiarato in aula il senatore del PD Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari costituzionali, intervenendo sul ddl sulla separazione delle carriere.
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