“Questo Ddl non è una riforma, è un
siluro contro le funzioni e l’efficacia della magistratura
contabile. È una nuova puntata della lotta della maggioranza
contro le autorità di controllo e una nuova manifestazione del
fastidio e dell’ insofferenza ossessiva nei confronti dei
contrappesi costituzionali al potere esecutivo. Si vuole uno
strapotere della maggioranza e del Governo (obiettivo a cui
mirano anche il premierato e il progetto di riforma elettorale
col doping) a danno degli altri poteri dello Stato. Come è
avvenuto con la riforma costituzionale contro l’indipendenza
della magistratura e con l’abolizione del reato di abuso
d’ufficio l’obiettivo della maggioranza è semplicemente quello di
ridimensionare i controlli di legalità e le possibilità di
repressione dei reati contro la pubblica amministrazione, per
rendere più agevole l’azione di chi utilizza scorrettamente il
denaro dei contribuenti. Inoltre vi è una volontà di rivalsa nei
confronti proprio della CORTE dei Conti che ha osato denunciare
che uno dei simboli del malgoverno, il Ponte sullo Stretto, è
privo dei requisiti minimi di regolarità contabile e di
conformità alle norme. Così facendo si incentiva la cattiva
gestione delle risorse pubbliche e si vuole rendere soprattutto
gli esponenti del Governo e della maggioranza intoccabili o più
difficilmente punibili, se commettono delle prevaricazioni. In
pratica la legge cessa di essere uguale per tutti mentre si
crea una divisione sociale fortemente ingiusta tra cittadini di
serie A, con più diritti e protezioni, e cittadini di serie B,
con assai meno diritti e protezioni”. Così il senatore del Pd
Dario Parrini, Vicepresidente della Commissione Affari
Costituzionali intervenuto in aula nel corso della discussione
sul Ddl di riforma della Corte dei Conti.


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