«Un Parlamento di cooptati con un premio di maggioranza abnorme crea una vera e propria emergenza democratica. Non si illuda Giorgia Meloni, ora, di poter proporre il superamento delle liste bloccate per farsele poi bocciare dai veti di FI e Lega. Sarebbe una pantomima ignobile e dovrebbe aver imparato a sue spese che non funziona». Dario Parrini, vicepresidente dem della commissione Affari costituzionali del Senato, esperto di sistemi elettorali, lancia la sfida a FdI su preferenze e – in alternativa – collegi uninominali ristretti. La riforma elettorale è irricevibile per il Pd anche nella nuova versione.
«Non cambia praticamente niente», dice, e anche sull`apertura di Fdi sulle preferenze avanza un sospetto. Che la legge sia stata incardinata alla Camera perché, a differenza del regolamento del Senato, a Montecitorio il voto segreto può essere accordato anche alle leggi elettorali. C`è un precedente: la bocciatura della proposta delle preferenze nell`Italicum, nel 2014, avvenuta alla Camera proprio a voto segreto.
Meloni ha aperto però sulla legge elettorale al contributo delle opposizioni. Perché parla di pantomima?
Scegliendo di incardinare il testo alla Camera il centrodestra si è lasciato la possibilità del voto segreto. È di tutta evidenza che parlamentari eletti per selezione dei gruppi dirigenti di partito saranno restii – lo sono già stati -, nel segreto, a infliggersi un diverso sistema di voto.
Se verrà chiesto, il voto segreto non potrà che essere accordato.
Meloni deve metterci la faccia. Ha dimostrato che quando vuole sa imporsi sugli alleati, non può salvarsi la coscienza facendo finta di presentare una proposta per poi farsela bocciare. Se vuole, ha la forza di farsela votare alla luce del sole. I video nei quali chiedeva una qualsiasi legge elettorale purché ci fossero le preferenze li abbiamo visti tutti. Ora invece abbiamo la peggiore delle leggi elettorali e addirittura vengono cancellati i collegi uninominali e allungate le liste, a fronte di una prescrizione della Consulta che impone listini più piccoli possibile.
La premier per lei non è sincera?
Tutto lo lascia pensare. Ma fa ancora in tempo a smentirci, ripristinando almeno – all`interno di una pessima legge – il potere di scelta dal basso della classe parlamentare, che è una priorità democratica. Dovrebbe aver imparato a sue spese con il referendum che l`elettorato, specie quello giovane, segue i social e non perdona incoerenze di comportamento che saremo pronti a smascherare.
Perché priorità democratica?
Perché con un abbassamento così drastico dell`affluenza alle urne non si può fare una legge elettorale tutta mirata all`autoconservazione, senza minimamente porsi il problema della partecipazione e della rappresentatività. Problema aggravato dall`idea di dare a una minoranza – poco importa se del 40, 41 o 42% – la possibilità di controllare il Parlamento, elezioni degli organi di garanzia inclusi, a partire dal capo dello Stato. Con eletti per giunta che rispondono in tutto e per tutto ai leader che li hanno “nominati”, aggirando l`assenza di vincolo di mandato che la Costituzione prevede.