“Sono solo chiacchiere e faciloneria. La verità è che dopo le batoste subite in
Campania e in Puglia, Giorgia Meloni ha paura di perdere le elezioni politiche
ed è nel panico”. Dario Parrini, senatore del Pd tra i massimi esperti in
materia di legge elettorale, si descrive “sconfortato”: “Le sortite della
destra sulla legge elettorale non sono una cosa seria.
Perché queste uscite non sarebbero una cosa seria? Donzelli, il braccio destro di Meloni,
propone di adottare il sistema elettorale delle Regioni con il proporzionale e il premio di
maggioranza. Il quadro appare chiaro. O no?
Lasciamo stare il quadro. Queste uscite non sono una cosa seria per ben quattro motivi. Il primo: sono
viziate dalla faziosità, dato che tutti hanno capito che la frenesia di cambiare le regole del gioco prima che
inizi la prossima partita corrisponde a un tentativo di manipolazione opportunistica delle norme di voto al
solo scopo di ostacolare l’avversario politico. Un modo di fare inaccettabile e che è anche indice di
insicurezza. Se hanno paura di perdere, più che a cambiare la legge elettorale dovrebbero pensare a
cambiare linea su tasse, stipendi, sicurezza e sostegno alle piccole e medie imprese”.
Restiamo sulla legge elettorale. Per quali altri motivi la sortita della destra non sarebbe una
cosa seria?
Beh, è evidente il tentativo di realizzare un premierato di fatto poiché non si riesce a far avanzare in
Parlamento il premierato di diritto. Anche questa furbata è da respingere al mittente. E poi, si discute di
questioni cruciali e tecnicamente complicate con un tasso insostenibile di leggerezza e faciloneria,
ignorando la realtà, il dettato costituzionale e le sentenze della Corte Costituzionale. Inoltre la maggioranza
non è capace di mettere sul tavolo una proposta organica e giuridicamente solida perché è profondamente
divisa al proprio interno su dettagli fondamentali”.
Litigano soprattutto sulla sopravvivenza o meno dei collegi uninominali. Giusto?
Esatto. Fratelli d’Italia ha indicato come priorità la loro cancellazione. Ebbene, oggi il capogruppo della Lega
alla Camera Molinari ha detto che per lui i collegi uninominali sono il meccanismo migliore. Troppa
confusione sotto il cielo. Il dibattito in corso è circondato da un alone pesante di approssimazione e di
mancanza di serietà. Finché sarà così, il Pd ha il diritto e il dovere di sottrarsi. È un dibattito quasi
incommentabile.
Non basta la stroncatura sui collegi, questa divisione è nota da tempo. Senatore Parrini, è in
grado di fare altri esempi?
Certo, si invoca l’esportazione a livello nazionale del modello elettorale delle regionali, il Tatarellum. Ma è
impossibile! I cardini del modello di voto delle Regioni sono l’elezione diretta del capo dell’esecutivo,
l’esistenza di un premio senza soglia, la monocameralità dell’organo legislativo e il voto di preferenza.
Ebbene: l’elezione diretta del capo del governo nazionale non è ammissibile, nemmeno surrettiziamente, in
base alla nostra Costituzione. Inoltre attribuire un premio senza soglia è vietato in base alla sentenza 1 del
2014 della Corte Costituzionale. Infine, il nostro Parlamento è bicamerale. Come si fa a commentare
un’ipotesi così maldestra e scombinata? Dovremmo considerarla una cosa seria?
Donzelli dice che è una cosa seria…
L’unica cosa che potremmo prendere dal modello regionale sono le preferenze. E sarebbe un bene vista
l’esigenza, drammatica direi, di restituire valore al voto degli elettori per la selezione dei parlamentari. Da
25 anni lo hanno perduto, e questo ha ferito seriamente la nostra democrazia. Ma di questo, che è il
problema principale del nostro sistema elettorale nazionale, la destra non parla. Curioso no?
Meloni vorrebbe anche l’indicazione del nome del premier sulla scheda elettorale e il premio di
maggioranza al Senato…
Un altro esempio di improvvisazione sconcertante. Anche queste sono due cose impraticabili, lo sappiamo
dal 2005: l’indicazione sulla scheda del candidato premier è incompatibile con l’articolo 92 della
Costituzione e il conferimento di un premio nazionale al Senato è impossibile stante l’attuale articolo 57
della Costituzione che per il Senato prevede l’elezione a base regionale, una disposizione che peraltro ha
sempre impedito l’adozione in Italia di sistemi con recupero nazionale dei resti. Non si può fare il recupero
nazionale dei resti e si può dare un premio nazionale? Ma non scherziamo! È un dibattito già fatto ai tempi
del Porcellum. Mi chiedo come abbiano fatto a dimenticarlo.
Ma ha capito cosa hanno in testa?
Data questa fissazione per le leggi a premio, hanno in testa un Neoporcellum. E qui avanzo una mia
obiezione personale di fondo: è giusto fare una legge con un premio consistente mantenendo invariati alla
maggioranza assoluta i quorum per l’elezione del capo dello Stato e per la revisione costituzionale? Anche
questo a mio giudizio è un tema non eludibile. Non si può far finta che non esista. E poi ci sono degli
sprazzi di comicità vera e propria che mi fanno pensare che non si è di fronte a un’iniziativa seria: oggi in
un’intervista su Repubblica Salvini se ne esce con due affermazioni pesanti: “Vanno coinvolte le opposizioni
e la cosa più importante è rinsaldare il legame degli eletti col territorio” Peccato che fino ad oggi la Lega sia
stata in prima fila nella difesa delle liste bloccate e nel non coinvolgimento delle opposizioni nelle riforme
istituzionali!