“Questo Ddl verte su un tema rilevantissimo, per questo ritengo serva un esame esente da pregiudizi e, al tempo stesso, espungere ogni forma di insulti dal dibattito. Chi è in disaccordo con alcuni punti di questo Ddl, limitandosi a chiedere un paio di modifiche, non può essere paragonato ad Hamas come fatto dal sen. Gasparri. Così non si fa un buon servizio all’istituzione parlamentare e all’intesa da raggiungere tutti insieme. L’antisemitismo è una piaga mondiale ma l’origine della Shoah ha una specificità proprio in questo Paese con le leggi razziali e con la collaborazione del fascismo allo sterminio del popolo ebraico. A fronte di questa evidenza storica ritengo necessario porsi il problema se trattare l’antisemitismo come una cosa a se sia utile per una efficace opera di contrasto. Il punto qualificante di questa legge non può essere la definizione che si adotta, che spero venga accantonata accogliendo la nostra proposta. Il punto qualificante è se stiamo predisponendo un testo che produca reali effetti nella lotta a questa piaga o meno. Per questo reputo assurdo che siano state rigettate le nostre proposte per finanziare questa legge. Non è previsto, infatti, lo stanziamento di un euro per una efficace politica di contrasto. Contrasto che si fa con una azione culturale, con la formazione, con l’educazione. Il rischio quindi è quello di avere solo una legge manifesto. Resta poi incomprensibile l’ostinata difesa della definizione anacronistica e già superata dell’Ihra che divide anche lo stesso mondo culturale ebraico. Si tratta di un elemento che impedisce di giungere ad un testo condiviso che è invece a portata di mano”. Lo ha detto il senatore del Pd Dario Parrini, vicepresidente Commissioni Affari costituzionali in discussione generale sul Ddl antisemitismo
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