“Magyar ha vinto anche perché l’Ungheria si trova da tempo invischiata in un vortice di scandali, abusi di potere, alta inflazione, bassa crescita. Ha vinto parlando di stipendi, carovita, sanità, lotta alla corruzione, legame con l’Europa. Tisza, il suo partito, non ha condotto una campagna ideologica. Ma è chiaro che la batosta subita da Orban è anche la sconfitta della sua ideologia: il nazionalpopulismo autoritario che piace alle destre radicali contemporanee (a partire da Fdi e Lega in Italia). Un’ideologia malsana fatta di antieuropeismo; di amore per le maniere forti e per la concentrazione di poteri abnormi nelle mani del capo del governo; di aperto disprezzo per lo stato di diritto, per le istituzioni di garanzia e controllo, per le regole e i vincoli della democrazia; di attacchi ai giudici e ai giornalisti indipendenti; di odio per gli stranieri e per tutte le minoranze. Dalle elezioni ungheresi escono battuti un partito (Fidesz), il suo leader e tutti questi tossici disvalori”. Così in una nota il senatore del Pd Dario Parrini.


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