“Le parole di Alfredo Morvillo, ex procuratore di Trapani ed ex procuratore aggiunto a Palermo, fratello di Francesca Morvillo, moglie di Giovanni Falcone, richiamano tutti a una responsabilità profonda che la politica non può continuare ad aggirare o indebolire con ambiguità e silenzi. Condivido pienamente il suo richiamo alla necessità di una rottura netta, culturale e politica, con ogni forma di contiguità, vicinanza o compromesso con ambienti mafiosi e criminali.
Il rapporto tra mafia e politica rappresenta uno dei nodi più profondi e pericolosi dell’evoluzione dei sistemi criminali. Le mafie non sono soltanto organizzazioni che esercitano violenza o gestiscono affari illeciti: sono strutture di potere che cercano costantemente relazioni, consenso e interlocuzione dentro le istituzioni, con l’obiettivo di condizionare le scelte pubbliche, corrompere, orientare il consenso e garantire protezione ai propri interessi.
Per questo il sistema mafioso è, prima di tutto, una questione politica. Le mafie si rafforzano quando trovano complicità, convenienze, opacità amministrative e debolezza etica nella gestione del potere pubblico. È nelle zone grigie tra criminalità, economia e politica che le organizzazioni mafiose consolidano la propria forza e trasformano il consenso criminale in influenza istituzionale.
Non bastano le parole o le celebrazioni. Serve una scelta chiara e coerente: rafforzare gli strumenti di contrasto alle mafie, sostenere il lavoro della magistratura e costruire istituzioni credibili, trasparenti e impermeabili a ogni forma di infiltrazione criminale. Contrastare le mafie significa non solo reprimere i reati, ma costruire una cultura politica fondata sulla trasparenza, sulla giustizia sociale, sulla credibilità delle istituzioni e sulla partecipazione della società civile. L’antimafia sociale deve tornare a essere una priorità politica e democratica, dando voce ai territori, alle associazioni, ai giovani e a quella parte sana del Paese che ogni giorno costruisce legalità e diritti”.
Lo dichiara la senatrice Enza Rando, responsabile nazionale PD del Dipartimento Legalità e contrasto alle mafie.


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