“La notizia del suicidio in carcere
di Bernardo Pace, avvenuto a breve distanza dall’avvio della sua
collaborazione con la DDA, suscita profonda preoccupazione e
impone una riflessione seria e immediata”. Lo dichiara la
senatrice Enza Rando, responsabile Legalità e lotta alle mafie
del Partito Democratico.
“Quando una persona decide di collaborare con lo Stato –
prosegue Rando – compie una scelta che richiede la massima
attenzione sotto il profilo della tutela, della sicurezza e
dell’accompagnamento. È indispensabile chiarire se tutte le
garanzie previste siano state effettivamente assicurate e se il
sistema abbia funzionato come avrebbe dovuto”.
“La morte di Pace – sottolinea la senatrice – non può essere
archiviata come un fatto isolato. La collaborazione si inseriva
nel solco dell’operazione Hydra, un’inchiesta di straordinaria
rilevanza della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, che
ha fatto emergere un livello inedito di cooperazione tra le
principali organizzazioni mafiose nel Nord Italia. Parliamo di
una sorta di consorzio criminale stabile, una vera e propria
‘superstruttura’ in cui ‘Ndrangheta, Cosa Nostra e Camorra
operano in modo coordinato, condividendo interessi, affari e
strategie, soprattutto nei settori economici più esposti agli
investimenti e al riciclaggio”.
“Un salto di qualità inquietante – aggiunge Rando – che
conferma come le mafie abbiano superato da tempo una dimensione
meramente territoriale, evolvendosi in un sistema integrato
capace di infiltrarsi profondamente nell’economia legale. In
questo quadro, le dichiarazioni di un collaboratore come Pace
assumevano un valore particolarmente significativo, anche per i
possibili collegamenti con reti criminali di altissimo livello,
riconducibili a figure apicali come Matteo Messina Denaro”.
“Occorre dunque fare piena luce su quanto accaduto – conclude
Rando – e rafforzare gli strumenti di protezione e sostegno per
i collaboratori di giustizia”.


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