“Trieste oggi deve parlare all’Italia. Una città a lungo lacerata, divisa, armata contro se
stessa su un confine armato, che ha vissuto i massimi orrori
della storia. Piazza Unità d’Italia da dove Mussolini annunciò
la persecuzione deve essere oggi il simbolo di una dichiarazione
permanente: mai più tutto questo”. Lo ha detto oggi la senatrice
Tatjana Rojc, ricordando in aula l’annuncio dell’emanazione
dei decreti ufficiali con le discriminazioni contro i cittadini
ebrei, fatto da Benito Mussolini a Trieste il 18 settembre 1938.
“Le leggi razziali furono una vergogna dello Stato fascista –
ha detto Rojc – una scelta italiana non un’imposizione esterna,
come lo fu la guerra d’aggressione a fianco dei nazisti”.
“La persecuzione – ha spiegato la senatrice dem – non inizia
con i campi di concentramento. Comincia prima, quando qualcuno
stabilisce che una persona è diversa. Quando si decide che la
sua origine, la sua religione, la sua lingua o la sua
appartenenza sono sufficienti per renderla meno cittadina degli
altri. Comincia quando le parole dell’odio entrano nel
linguaggio pubblico e smettono di scandalizzare. E diventa
ancora più pericolosa quando quelle parole arrivano nelle
leggi”.