Al direttore – Come prima firmataria del ddl costituzionale sull`istituzione dell`Alta corte, vorrei fare alcune nette precisazioni rispetto all`articolo “L`ipocrisia del Pd”, a partire dalla smentita di una sovrapponibilità tra la nostra proposta e quella contenuta nella riforma Nordio, perché le differenze tra i due testi sono strutturali e dirimenti. La nostra proposta muoveva infatti da un obiettivo chiaro: rafforzare le garanzie, aprire il sistema dei controlli, preservare l`equilibrio costituzionale. La riforma del governo va nella direzione opposta: chiude e sgretola il sistema di autogoverno e altera gli assetti fondamentali dell`equilibrio tra i poteri. Alcuni punti, tra i molti, bastano a chiarirlo. Contrariamente alla nostra proposta la riforma Nordio crea due Csm e indebolisce entrambi con il sistema del sorteggio. La nostra proposta riguardava tutte le magistrature e non solo quella ordinaria come fa in modo punitivo la riforma Nordio. La nostra proposta trattava le decisioni amministrative prese dagli organi di autogoverno in primo grado, interveniva solo in se- de di impugnazione e non sottraeva il disciplinare al Csm. La nostra Corte si componeva esattamente sul modello della Corte costituzionale, in piena coerenza, dunque, con la Carta costituzionale e complessivamente completava i numerosi interventi sul funzionamento del Csm approvati con legge ordinaria a larghissima maggioranza nella scorsa legislatura, dove ad esempio si stabilisce che chi fa parte della commissione nomine non può far parte della commissione disciplinare. Potrei continuare. Non a caso, su questi profili abbiamo presentato numerosissimi emendamenti, tutti respinti senza alcun reale confronto durante il dibattito parlamentare sulla riforma. Alla luce di queste evidenti differenze, adombrare una continuità politica o culturale tra i due testi, sembra una chiara strumentalizzazione. Le riforme costituzionali meritano precisione, non semplificazioni interessate. E il confronto pubblico merita rispetto per i fatti. Anna Rossomando vicepresidente Pd del Senato
Gentile Rossomando, grazie della lettera. Capisco il suo punto. Ma resta un fatto difficilmente contestabile: la sinistra di cui lei fa parte, nel passato, ha sostenuto molti dei punti presenti in questa riforma. Dalla separazione delle carriere all`Alta corte fino al sorteggio del Csm. I dettagli sono importanti, certo, e il diavolo sappiamo dove si nasconde. Ma lei è proprio sicura che l`alternativa giusta a una riforma non perfetta che va però verso una direzione auspicata nel passato anche da un campo molto largo della sinistra sia non fare nulla, restare così, e trasformare la difesa di uno status quo che produce ingiustizie quotidiane in un argine contro il populismo? Meno correntismo, più
responsabilizzazione dei pm, più terzietà: bisogna dire sì o no a questo. Il resto conta fino a un certo punto. Grazie.