La vicepresidente del Senato all’inaugurazione dell’anno accademico di Unito

“Siamo entrati in un’era in cui a predominare nelle
relazioni internazionali sono i rapporti di forza in aperta
alternativa al multilateralismo. L’idea stessa di una
circolazione quasi neutra del sapere è sottoposta a tensioni. E’
importante che l’istituzione pubblica, la casa del sapere,
l’università, si ponga come protagonista del dialogo su questo
terreno”. Lo ha detto Anna Rossomando, vicepresidente del
Senato, nell’intervento all’inaugurazione dell’anno accademico
dell’Università di Torino nell’aula magna dell’ospedale
Molinette.
“Una prospettiva che vuole guardare al futuro: la scienza
come nuova diplomazia e strumento di formazione di nuovi
ambasciatori di pace, con l’interrogativo dei nodi etici che i
conflitti geopolitici pongono in ogni campo. Quali le leve
concrete di sviluppo? Edilizia strategica, ricerca integrata,
didattica innovativa, internazionalizzazione: non semplici
parole d’ordine, ma leve concrete di sviluppo” ha sottolineato
Rossomando.
La presidente del Senato ha parlato anche della necessità di
itnegrazione tra università e territorio. “Un grande ateneo
pubblico non è una cittadella separata: è un motore di coesione
sociale, rigenerazione urbana, mobilità sociale. In questo
senso, rafforzare i servizi agli studenti – orientamento,
diritto allo studio, formazione continua – non è un dettaglio
organizzativo, ma una scelta politica nel senso più alto del
termine: significa rendere effettivo l’articolo 34 della
Costituzione. L’università è uno dei luoghi in cui la
Repubblica realizza il principio di eguaglianza sostanziale. E
questo richiede risorse, stabilità, programmazione. In
Parlamento, in questi mesi, il confronto sul reclutamento, sul
finanziamento e sulla governance del sistema universitario ha
posto questioni decisive. Ciò che conta sono le ricadute delle
scelte che adottiamo. In un tempo di trasformazioni profonde,
dobbiamo chiederci quali strumenti siano davvero efficaci per
rafforzare il nostro sistema universitario.
Perché l’università italiana possa competere a livello europeo e
internazionale, è necessario: -accrescere il Fondo di
finanziamento ordinario in misura adeguata a compensare
l’inflazione e i nuovi compiti attribuiti agli atenei;
accompagnare ogni riforma del reclutamento con un piano
strutturale di assunzioni che offra prospettive chiare alle
giovani generazioni di ricercatrici e ricercatori; rafforzare i
percorsi di stabilizzazione, riducendo le aree di precarietà che
rischiano di disperdere competenze preziose;
-garantire che i sistemi di valutazione operino in piena
autonomia tecnica, come elemento di qualità e credibilità
internazionale”.


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