“L’ingresso nel linguaggio pubblico delle parole che ritraggono la violenza sulle donne è il frutto di una battaglia di anni. Parole come discriminazione, prevaricazione, dominio, limitazione della libertà sono il segno di una cultura da battere. Oggi anche la maggioranza parla di stereotipi da battere e questo è un passo avanti; il testo che abbiamo votato non è quello entrato in commissione, perché su questi temi è necessario condividere e il tempo per definire il reato è stato prezioso, come sarebbe prezioso e necessario interloquire con i centri antiviolenza. Il testo è cambiato, la fattispecie è stata oggettivizzata e sono state aggiunte misure come il no al limite dei 45 giorni per le intercettazioni, il rafforzamento dell’obbligo di formazione dei magistrati e delle tutele orfani femminicidio, lo stanziamento di risorse, una revisione delle modalità di funzionamento del braccialetto elettronico e l’accesso dei minorenni ai centri antiviolenza. Sappiamo che il reato in sé non basterà a fermare il fenomeno, l’educazione all’affettività e alla sessualità fin dalla scuola primaria e un investimento nella formazione del personale scolastico sono delle priorità e su questi temi è necessario intervenire con un provvedimento di legge su cui non si può attendere oltre”.
Lo ha detto durante la dichiarazione di voto in aula la vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando.


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