«È un testo inaccettabile, è un tradimento». È ancora incredula la senatrice pd Anna Rossomando, vicepresidente dem al Senato. «Dopo l`approvazione all`unanimità del disegno di legge stupri alla Camera, pensavamo che la richiesta della destra fosse di ritoccare appena il testo al Senato, ma solo nell`interesse delle donne e con una proposta condivisa da tutti, lasciando intatto l`impianto su cui c`era stato un accordo tra la segretaria Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni».
Invece, cosa è successo?
«Dopo le rassicurazioni della presidente Bongiorno sul mantenimento dell`impianto della legge, è arrivato del tutto inaspettato e improvviso un testo stravolto, inaccettabile e che non è a difesa delle donne». Cosa cambia nella nuova versione di Giulia Bongiorno?
«Si parla di “volontà contraria” cancellando del tutto il concetto di “consenso” contenuto nel testo approvato e condiviso da tutti alla Camera, secondo cui dove non c`è consenso c`è violenza, un concetto centrale che non può essere cancellato né aggirato».
Perché quella parola è importante?
«Il concetto del consenso è un`innovazione che lascia comunque all`accusa pubblica l`onere di dimostrare se ci sia o meno. Una strada che segue le indicazioni della giurisprudenza attuale che mette al centro la vittima, valorizzando il concetto che deve esserci sempre il sì».
Togliere il «consenso» rende il testo del ddl meno forte?
«È un salto indietro, anche rispetto a quanto indicato dalla Cassazione in numerose sentenze. Tornare al concetto di volontarietà significa che il dissenso deve essere visibile, significa che è la vittima a dover dimostrare che c`è stato il suo dissenso, viene capovolto il concetto e si torna alla colpevolizzazione della vittima, può venir pregiudizialmente scandagliato il suo comportamento ma anche tutta la sua vita pregressa. Un enorme passo indietro».
Era meglio niente allora?
«Serve una legge, ma se bisogna mettere per iscritto che serve la prova del dissenso allora è meglio non scriverlo, ma lo dico con grande amarezza».
Secondo lei, perché è stato riscritto il testo?
«Alla Camera è andato bene a tutti, tutti lo hanno votato. Ma poi il primo a parlare è stato Matteo Salvini. Ed è arrivato il nuovo testo. Forse la sua parola è più forte di quella della premier? Ce lo stiamo chiedendo tutti».
Martedì prossimo comincerà l`esame del testo Bongiorno in commissione. Cosa farete voi dell`opposizione?
«Noi così non possiamo assolutamente votarlo. Ma prima di martedì ci aspettiamo delle risposte, un doveroso ripensamento e soprattutto ci aspettiamo di sapere cosa ne pensa la premier Meloni che sul testo approvato alla Camera ha fatto un accordo. Ci aspettiamo delle risposte, ma non solo noi, soprattutto le donne, e c`è un mondo di associazioni impegnate nella difesa delle donne vittime di violenza che ha diritto a delle risposte».


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